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È uscito in libreria Fino alla fine, il nuovo romanzo di Angelo Mellone. Vi proponiamo in anteprima la recensione che uscirà sul Primato Nazionale di ottobre 2019.



Roma, 28 set – Se non fosse già stato scippato da una presunta fanciulla in fiore per un mediocre romanzo piombinese, il titolo perfetto di questo nuovo libro di Angelo Mellone (Fino alla fine, Mondadori) sarebbe stato il nome di quel prodotto metallico eccezionale, che nasceva dall’ibridazione di ferro e carbonio, della spartanità operaia tarantina con lo spirito imprenditoriale ultraitaliano. Tra le pagine di questo romanzo l’acciaio scorre in fiume, a volte brillante e sidereo come la giovinezza passata dei protagonisti – gli stessi dell’esordio narrativo di Mellone che incontriamo venti anni dopo – a volte sinuoso e rovente come nelle colate degli altiforni, monumenti giganti al lavoro sacro e terribile, che santifica l’operaio guerriero e il forte tributo di sangue che ha pagato.

Black Brain

I guerrieri dell’acciaio

L’acciaio in questo libro è linfa potente, che anima le vite dei personaggi e le salda al destino di una città e di una nazione, in bilico tra la scelta di libertà imprenditoriale in conflitto con i potentati economici europei e, al contrario, l’opzione di una comoda servitù della gleba, all’ombra di un padrone smantellatore che ha come unico scopo la distruzione di ogni possibile concorrente. Quello che viene profetizzato da Mellone è uno scenario prossimo futuro, che appare visionario solo a chi non legge gli eventi di questi nostri anni, nel quale le guerre ideologiche e mediatiche, che scacciano il reale del pane e della casa per sostituirlo con effimere gretinate ecologiche, sono prodotto di precise scelte oligarchiche, che rispondono solo a criteri di profitto e speculazione.

Acciaio, acciaio, acciaio! I giovani fasci di allora sono diventati oggi un politico responsabile che vive nel compromesso, un intellettuale radicaldandy alla ricerca di definizione, un anarcofasciopunk saldo e illuso nella sua purezza e una giornalista ex barricadera madre borghese, tradita e sola. Sullo sfondo la storia di un miracolo industriale incredibile nell’estremo Sud Italia, di una città divenuta meta felice d’immigrati da poche decine di chilometri, il sogno di una indipendenza operaia orgogliosa, produttiva, serena nella sua prospettiva di lavoro eterno, distrutto dalla comunicazione politicamente corretta.

Mellone e il Sud industriale

Mellone accende piano il suo personale altoforno, ci deve raccontare storie e antefatti, sbozza i suoi personaggi, li raffina, li fa agire soli, poi di concerto, sempre più veloci, sempre più determinati, sale la temperatura, sempre più caldi e puri, che prima si scontrano di rottami ferrosi e poi sfuggono, guizzanti, nella colata vivida.

Il meraviglioso sogno dell’industria del Sud è diventato un incubo, riletto sui titoli dei media e nelle twittate dei radicalchic che foraggiano la presunzione che il drago erutti solo veleno. La narrazione politicamente corretta è così forte e suggestiva da sfidare anche la realtà delle statistiche, la sospensione di incredulità è il nuovo nemico, mentre i dogmi ecologisti sono indiscutibili, tutti sempre a favore di quel Nord dell’Europa, industriale e predominante, che l’acciaio lo produce ancora, che ha un’industria fortissima che evidentemente non inquina.

Contro il fatalismo

Claudio, Chiodo, Dindo e Gorgo lottano contro un destino già imbastardito e contaminato, incarnano quell’idea tutta italiana dell’uomo che può ancora scegliere, anche a costo del proprio sacrificio, al di là dei condizionamenti, delle convenienze, dei compromessi. Sono guerrieri d’acciaio, sia a favore che contro di esso, destinati alla lotta ideale, forse a un destino tragico, uniti nel medesimo sogno di un futuro possibile, libero, indipendente, che passa comunque da una via obbligata: un’Italia che non può rinunciare al suo acciaio, senza perdere parte della sua libertà.

Il romanzo di Mellone riporta al centro della letteratura narrativa italiana i temi politici, sociali e industriali – che non si legga solo di fanciulle in fiore, tragedie egotiche e nullità esistenziali spacciate per romanzi straordinari – le grandi battaglie dei soldati dell’acciaio, operai diventati spartiati con l’elmetto di sicurezza e la tuta da lavoro, le scelta di un’industria forte e produttiva, che nasceva nel Sud per l’Italia intera. Abbiamo bisogno di questa Nuova Epica Italiana, è necessaria a rifondare un Paese che ha bisogno del ricordo, troppo spesso obnubilato dalla sovrabbondanza di informazione spazzatura, anche per ritrovare le sue vere radici, il suo grande destino comune e universale, il suo acciaio.

Domenico Di Tullio

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