Parigi, 16 lug – La Francia ha battuto, con scarso merito e imbarazzanti dosi di buona sorte, la Croazia nella finale del Mondiale di calcio di Russia 2018, segnando nel primo tempo due gol senza fare un solo tiro in porta, grazie all’autorete di Mandzukic e a un rigore. Buon Macron le faccia. Immediatamente e inevitabilmente sono partiti i peana nei confronti della “squadra del mondo”, moderna e multietnica, con improbabili turbolazioni rivolte a Pogba, più che fortunato in occasione della rete, e al “gioiellino” Mbappé (in realtà deludente come tutta la Francia, a parte un paio di brucianti accelerate e graziato dal portiere croato Subasic in occasione del gol).
A ben guardare, il vero protagonista della vittoria francese è stato quell’Asterix senza baffi di Griezmann che a suon di gol e assist ha tenuto in piedi una barca che stava facendo acqua da tutte le parti sotto gli attacchi ben articolati ma privi di mordente negli ultimi 16 metri della Croazia. Forse le petit diable, nato a Mâcon, in Borgogna-Franca Contea, rivela le stigmate di un aspetto troppo caucasico per scatenare gli sdilinquimenti dei mass media mondiali, sportivi e non. Resta comunque il fatto, incontrovertibile, che tra i Bleus campioni del mondo spiccano diversi campioni che difficilmente potrebbero dire nos ancêtres les gaulois, i nostri antenati galli, come una volta si insegnava agli alunni delle elementari sui libri di storia francesi.
Samuel Umtiti è un calciatore camerunese naturalizzato francese, Paul Labile Pogba è di origini guineane, N’Golo Kanté di origini maliane, Blaise Matuidi di origini angolane, Corentin Tolisso è di origini togolesi, Steven Mike Christopher Nkemboanza Nzonzi è di origini congolesi, Nabil Fekir è di origini algerine mentre la stella nascente – se manterrà le promesse e non verrà troppo caricato di responsabilità –, Kylian Sanmi Mbappé Lottin, è cresciuto in una famiglia di sportivi originaria del Camerun e dell’Algeria. Niente di male, intendiamoci. Se tutto ciò, di per sé, sia un bene o un male, per l’Eupalla di Gianni Brera o per le sorti del mondo in generale, non ci sentiamo di affermarlo con granitica certezza. Ma un’inquietante perplessità, in caso affermativo resta…
Visto che Camerun, Guinea, Mali, Togo, Congo e Algeria hanno tutti fatto parte del grande impero coloniale francese che ancora oggi, dopo decenni di sfruttamento e oppressione, continua, mutatis mutandis, a produrre benefici, diretti o indiretti, di prima o di seconda generazione a un Hexagone sempre più asfittico. Anche di pregiata merce prestipedatoria. Un elogio velenoso, triangolato e sottotraccia ai fasti, alle necessità e ai benefici del fosco colonialismo d’antan?
Amintore Dantan

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