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Roma, 10 mag – Silenzio, parla Freda. Il fondatore ed editore delle Edizioni di Ar ha deciso di prendere parola sulla vicenda dell‘esclusione dal Salone del Libro della Altaforte edizioni. E lo fa nel suo stile impeccabile, ai microfoni dell’AdnKronos: “Ho costituito già nel secolo scorso, nel 1963, pubblicando come prima opera il Saggio sull’ineguaglianza delle razze umane, le Edizioni di Ar, per circa 12 anni scese al mercato del Lingotto senza che mai subissero obiezioni di sorta da parte degli organizzatori. Questo chiasso mi sconcerta e meraviglia. Mi fa sorridere e non mi pare che questi commenti eccitati siano meritevoli di considerazioni”.



Operazione di cattivo gusto

Dall’alto della pluridecennale militanza nell’editoria non conforme, nonché da una reiterata partecipazione alla kermesse torinese, pochi sembrano più titolati di Freda nell’esprimere un’opinione su quello che è diventato a tutti gli effetti un grottesco e paradossale affare di stato. “Non mi permetto di definire un errore l’esclusione di Altaforte dal Salone del Libro, piuttosto un’operazione di cattivo gusto. Mi limito ad assumere una veduta di tipo estetico“, spiega.  “Credo che questi intellettuali che ruotano intorno alla mostra siano discepoli di Furio Jesi in quanto ne hanno ereditato la mentalità”, afferma Freda, ricordando che l’autore di Cultura di destra “si permetteva di dire di Julius Evola ‘razzista sì sporco che ripugna toccarlo con le dita’ quando poi magari proprio Jesi si accingeva a copiare la traduzione di Evola del Tramonto dell’Occidente”.

Chiasso artificioso

Freda stigmatizza, nel suo modo beffardo e aristocratico, lo spirito pubblicitario che anima i sedicenti custodi dell’antifascismo: tanto fango su Altaforte per far parlare di loro stessi, sostanzialmente. “Evidentemente, ai miei tempi, quando le Edizioni di Ar si esponevano al mercato del Lingotto vigevano dei canoni di mercatura diversi, mentre ora le norme di mercatistica impongono questo chiasso artificioso, che si traduce in misure forzose come quella di escludere questo giovanotto dalla mostra“, conclude riferendosi all’editore di Altaforte Francesco Polacchi.

Cristina Gauri



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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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