Roma, 26 lug – In questo periodo nel quale i popoli del globo sono assillati dai proclami politici e mediatici sull’emergenza climatica, in cui si ha l’ansia di accendere addirittura un ventilatore, una recente scoperta pervenutaci dall’America Latina potrebbe impaurire ancora di più gli ipocondriaci catastrofisti del clima. Riguarda il declino delle antiche città maya.

L’abbandono di Mayapan

Secondo una dichiarazione rilasciata dall’Università della California, Santa Barbara, l’antropologo Douglas Kennett suggerisce che potrebbe essere stato un prolungato periodo di siccità a provocare la decadenza della civiltà Maya. Tale periodo avrebbe portato a una forte carenza di cibo, declino della popolazione, rivalità politiche, conflitti civili e progressivo abbandono della città Maya di Mayapan, tra il 1441 e il 1461 d.C.. I resti del sito archeologico dove un tempo sorgeva la città Maya nel sud del Messico, rivelerebbe importanti fattori del suo declino urbano. Douglas Kennett ha dunque confrontato i reperti trovati in loco, con i dati climatici e le registrazioni del periodo di siccità, dai depositi di derrate alimentari nelle grotte ai piedi di Mayapan.

Il volere degli dèi

Lo studio dell’università californiana, suggerisce quindi che l’antica civiltà Maya abbia accusato il grave periodo di siccità per una mancanza di politiche adeguate all’emergenza. La dipendenza dalle colture di mais senza un sistema centralizzato di stoccaggio del grano a lungo termine, i sistemi di irrigazione minimi e un sistema sociopolitico guidato da élite che anteponevano interessi politici in competizione. Questi sarebbero dunque stati gli elementi che hanno contribuito al crollo della città Maya.

Il declino della civiltà Maya

Alla carestia seguì una serie devastante di disastri climatici che colpì il Messico centrale a partire dal 1450. Gli impatti di quelle siccità del Messico centrale sulla regione Maya rimangono però poco chiari. Sicuramente il redditizio commercio a lunga distanza con il Messico centrale sarebbe stato temporaneamente interrotto. Il commercio era un mezzo di sostentamento particolarmente importante per le popolose città Maya di tutta la penisola. La rete commerciale urbana dei Maya si estendeva dalla costa del Golfo ai Caraibi. Fluttuazioni significative delle precipitazioni locali, soprattutto sotto forma di siccità estrema, hanno invariabilmente influenzato la produttività agricola. Nonostante il significativo investimento di Mayapan nell’agricoltura estensiva, nella coltivazione intensiva di frutteti e giardini e nelle attività complementari di caccia, pesca e allevamento di tacchini domestici e cervi, la forza di Madre Natura ha inevitabilmente avuto il sopravvento.

Dall’alba dei tempi

Ma se, all’epoca antecedente alla scoperta dell’America, Mayaplan era governata da caste monarchiche e sacerdotali che obbedivano inermi al volere degli dèi, oggi la situazione è assai diversa. Soprattutto in Occidente. E’ indubbio, infatti, che l’Italia, nell’ultimo periodo e fatta eccezione per le benedette piogge di questi giorni, stia attraversando uno dei più gravi periodi di siccità della sua storia moderna. Ma di storia moderna si tratta! Il mondo intero, fin dall’alba dei tempi, si è infatti sempre scontrato con emergenze climatiche che hanno portato i popoli ad emigrare o a rivedere le loro priorità sociali a seconda delle imposizioni della natura.

Nell’era del prometeismo

Oggi l’essere umano dispone di straordinari mezzi per fronteggiare siccità, carestie ed eventi climatici allarmanti. L’acqua salata che, dall’Adriatico, sta progressivamente entrando nel fiume Po in secca, sicuramente è un fenomeno che ci deve far preoccupare. Ma, oggi, la stessa tecnologia messa sotto accusa dai catastrofisti meteorologi, a differenza dell’antichità, ci permette però anche di risolvere tali problemi. Le gravi carenze di acqua che stiamo subendo in questi ultimi mesi, di fatto, ciclicamente ci sono sempre state nel corso della storia. Se è assai vero che l’uomo deve darsi una regolata riguardo lo sfruttamento delle risorse naturali e le emissioni di sostanze inquinanti, è vero anche che le stesse ci permettono di fronteggiare l’implacabile ira climatica degli dèi della natura. Quello che manca, ancora una volta, è l’equilibrio. Equilibrio tra scienza e natura, tra profitto e buonsenso. Ma anche una buona dose di equilibrio mentale, nel prendere con le pinze ogni diavoleria che il nuovo dio del controllo mediatico ci rifila negandoci il ragionamento.

Andrea Bonazza

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