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Roma, 12 set – La notizia dell’indagine a carico dei protagonisti del saluto romano in occasione delle esequie del professore sassarese Giampiero Todini ha fatto tornare, ancora una volta, d’attualità il tema delle commemorazioni funebri. Occasione d’oro per un antifascismo morente che ha potuto così alzare la mano per dire che esiste ancora e pretende di dire la sua.
Sul punto, numerose pronunce – ivi compresa la Cassazione – hanno però in passato dato torto ai sedicenti guardiani dell’ordine costituzionale, statuendo che il saluto romano fatto a scopo commemorativo non è reato, né rappresenta un pericolo per la democrazia. Ciò non sembra tuttavia bastare agli antifascisti in servizio permanente, per cui anche di fronte a sentenze diventate giurisprudenza ormai consolidata il gesto resta passibile di denunce, processi che diventano mediatici e stigma istituzionale.
Una lettura curiosa, tanto più se avviene a quasi 80 anni dalla fine della guerra e in palese assenza di fascismo. Si potrà obiettare che resta sempre un dato “morale”, al di là di quello giuridico. Ma anche qui, parole definite sono già state pronunciate. Parliamo di Giovannino Guareschi – antifascista, anche se di tendenze monarchiche – che nelle sue cronache dal “Mondo Piccolo” della Bassa emiliana affronta de relato anche questo tema. L’occasione è il funerale della maestra Cristina, titolare per anni della cattedra del paesino, la quale chiede di essere sepolta con la bandiera dei Savoia. Apriti cielo: la maggioranza comunista, formata in larga parte da ex partigiani, insorge compatta contro le sue ultime volontà. Il primo cittadino Peppone, tuttavia, non è dello stesso avviso: “In qualità di sindaco io non posso che approvare le vostre decisioni. Ma, siccome però in questo paese non è il sindaco che comanda ma i comunisti, in qualità di capo dei comunisti io me ne infischio del vostro parere. La signora Cristina andrà al cimitero con la bandiera che ha voluto. Perché vi dirò che io personalmente rispetto più lei morta che voi tutti vivi. E se qualcuno ha qualcosa da obiettare lo faccio volare dalla finestra”. Parliamo di oltre mezzo secolo fa. Ma qualcuno dovrebbe ancora imparare la lezione.

Nicola Mattei

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