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Roma, 19 apr – Avete giocato a Dungeons & Dragons come ogni bambino o adolescente cresciuto negli anni ’80 e ’90? Forse amate anche Stranger Things, che non a caso parte proprio da una sessione del più famoso gioco di ruolo di sempre? Allora siete razzisti e promuovete la supremazia bianca e i privilegi del maschio bianco. Non è uno scherzo ma l’ultimo delirio degli studi che mischiano teoria gender, odio per il maschio bianco eterosessuale e allarme anti-razzismo che vanno tanto di moda negli ultimi mesi e che tendono a vedere un pericolo per la società asessuata e multietnica in qualsiasi cosa, da un gattino a una sigla di una serie tv financo ai giochi per bambini.



Nello specifico, parliamo di uno studio di Antero Garcia, professore dell’Università di Stanford, che in un articolo di ben 16 pagine ci spiega come in realtà D&D sia uno strumento che promuove un pericolosissimo sistema basato sul razzismo.
“Focalizzandosi sulle raffigurazioni di genere, razza e potere in Dungeon & Dragons, – come singola pratica culturale – questo studio evidenzia come i ricercatori debbano partecipare alla produzione culturale sia intorno al sistema che all’interno dello stesso” recita l’abstract dell’articolo titolato “Privilege, Power, and Dungeons & Dragons: How Systems Shape Racial and Gender Identities in Tabletop Role-Playing Games” (Privilegi, potere e Dungeons & Dragons: come i sistemi definiscono le identità razziali e di genere nei giochi di ruolo da tavolo).

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La tesi è insomma che il gioco di ruolo basato sulla differenza di razze induca a temere “l’altro” e a non fidarsi di lui. Ma non è solo questa la colpa atavica di D&D. Perché forse quella più grave è quella di essere nato come un “hobby da maschio bianco”, con buona pace del povero Lucas Sinclair di Stranger Things. E il vero pericolo sociale viene dalle community di giochi da tavolo, di ruolo e wargames che sono “male-dominated”.

Evidentemente al povero Garcia, che forse da piccolo era escluso dalle compagnie di gioco e per questo cova rancore oltre che enorme ignoranza su D&D, sfugge come invece le campagne funzionino meglio proprio grazie alle diversità e alle differenti caratteristiche delle varie classi e razze. O che il gioco fu testato dal suo creatore facendo giocare la figlia, femmina – sempre che non sia offensivo supporne il sesso senza sapere quello da lei/essa percepito. Ma tutto ciò è secondario, cosa volete che sia un bel gioco che ha unito e appassionato generazioni di fronte allo sfruttamento di minoranze etniche come elfi, nani, halfling e orchi?

Carlomanno Adinolfi

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