Roma, 4 gen – Il tema della censura sulle piattaforme social è ormai da tempo argomento di dibattito, con la sinistra che si è fatta a più riprese paladina della ghigliottina del politicamente corretto e dell’estromissione di tutti quei profili che possono risultare “scomodi” o non conformi alle linee dettate dal pensiero unico. I vari giganti Big Tech, come Facebook, Instagram o Twitter, hanno incarnato questo spirito predisponendo questi fantomatici “algoritmi”, i quali ora regnano incontrastati nell’universo dei social network decidendo chi ha il diritto di esprimersi e chi no. Le espulsioni avvenute in nome della difesa della libertà o della democrazia non si riescono più a contare: come successo per l’account Twitter di Donald Trump o con la pagina Facebook di CasaPound.

Censura su post di un saggio storico

L’idiozia di queste azioni censorie da parte dei colossi della comunicazione ha sempre mostrato i suoi lati oscuri. Ora, anche chi si crogiolava in questo scenario da inquisizione 2.0, ha davanti a sé le contraddizioni portate dall’utilizzo divinizzato degli algoritmi. È quanto emerge dalle parole di Bruno Ballardini, esperto di marketing e comunicazione, su ilfattoquotidiano.it, dove denuncia la censura degli algoritmi di Facebook per “incitamento all’odio” per la pubblicazione della copertina di un saggio, critico, su Adolf Hitler. Lo stesso ha poi fatto sapere che “è stato inutile mandare segnalazioni all’assistenza: semplicemente,il sistema non concede appello, non c’è modo di spiegare il vero senso di un post che peraltro non aveva ricevuto nessuna contestazione umana“.

Servono regole per i social network

Chi di censura ferisce, di censura perisce si suol dire. I social network non possono essere considerati degli enti neutri o apolitici, tutte le realtà dell’infosfera, come aziende private, hanno una agenda politica e la volontà di imporla alle varie opinioni pubbliche. Affidare il completo controllo dell’informazione a gruppi privati che hanno scopi ben precisi, senza alcun tipo di regolamentazione, non farà altro che annullare ogni tipo di dibattito e libertà di espressione.

Andrea Grieco

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1 commento

  1. Gli algoritmi servono per acquisire-rubando idee ed eliminare-censurando idee in modo tale da far vincere la partita al manovratore. Il fine giustifica i mezzi. Il resto è fuffa.

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