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Roma, 7 ott — Premettiamo questo: non ci piacciono gli appesi, non ci piacciono gli impiccati, di qualsiasi ideologia, schieramento politico o fantasioso farneticamento ecologista. Per cui il ritrovamento sotto il ponte di via Isacco Newton, a Roma, del fantoccio impiccato di Greta Thunberg, non ci lascia il sorrisetto sulle labbra — come invece accadrebbe a parti inverse. Il pupazzo di una sedicenne impiccata, seppur fastidiosa e utile idiota del sistema capitalistico che lei dice di voler combattere, non ci rende particolarmente felici.

 “Abbiamo impiccato Greta Thunberg a Roma, in allegato le foto in via Isacco Newton. Il manichino ha la sua faccia e perfino le sue trecce. Seguiranno altre azioni”, recita la missiva che accompagna le foto dell’atto. Attaccato al collo del manichino, un cartello con scritto “Greta is your God”, Greta è il tuo Dio. Scoppia il caso mediatico: la Procura indaga per minacce (ma era davvero necessario sprecare in questo modo i soldi dei contribuenti?) la Raggi si affretta a twittare “Vergognoso il manichino di Greta Thunberg ritrovato appeso a un ponte nella nostra città. A lei e alla sua famiglia la mia solidarietà e quella di tutta Roma. Il nostro impegno sul clima non si ferma”. Le fa eco Zingaretti. ”Contro Greta Thunberg anche violenza macabra! Condanniamo con forza questo gesto di chi non rispetta le idee quando non le condivide”. Secondo il Pd in Campidoglio, il fantoccio sarebbe “un’offesa a milioni di giovani”. Pronto anche Mentana con la sua reprimenda: “Tre metri sopra l’imbecillità”.

Strano però che quando le minacce, le rappresentazioni a testa in giù (ormai abbiamo smesso di contarle), le impiccagioni, le allegorie più o meno brutali colpiscono l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini tutto tace, nessuno si mobilita, i giornali mainstream rimangono muti, ad eccezione di qualche sparuto trafiletto che viene subito affossato. E’ stata con bocca cucita la Raggi, quando al parco Schuster hanno usato la testa di cartapesta del leader del Carroccio come una pignatta e l’hanno presa a bastonate. “Ragazzi, è ufficiale: abbiamo rotto la testa a Salvini”, aveva esultato il dj della serata tenutasi nel rossissimo VIII municipio di Roma e sponsorizzata mediaticamente dai siti istituzionali di Roma Capitale. Fomentare l’odio standotene zitta: lo stai facendo benissimo, Virgì.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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