Roma, 27 ott — «Lei scrive che per screditarla l’hanno definita anche omosessuale e che lei non è omosessuale. Ma nel 2021 crede che sia un discredito essere gay? Excusatio non petita?»: è la domandina-stoccata posta da Lilli Gruber a Luigi Di Maio, ospite alla puntata di ieri della trasmissione Otto e mezzo su La7. Quesito buttato lì a bruciapelo, in fin di serata, che ha fatto non poco annaspare il ministro degli Esteri.



La Gruber incastra Di Maio con la frase sui gay

La dichiarazione che smentisce la presunta omosessualità di Di Maio è contenuta nel libro autobiografico Un amore chiamato politica, in uscita oggi nelle librerie. Un’occasione ghiotta per fare della sana polemica in salsa politicamente corretta e incastrare Giggino: e la Gruber non se l’è lasciata scappare. Di Maio si agita, prende tempo, annaspa, fa mille faccette. «Prendo la domanda come provocatoria per risponderle. Io nel libro ho detto che non mi sono offeso, ma semplicemente che era una notizia non vera e che io sono eterosessuale e felicemente fidanzato».

“Mi attaccarono dicendo che ero gay”

La Gruber lo mette all’angolo, non senza malizia: «Eppure lei dice che hanno usato questa cosa per attaccarla». Di Maio fa uno sforzo disperato: «Certo nella campagna elettorale 2018, diversi personaggi della politica e del giornalismo», spiega: «Ce lo ricordiamo tutti quel passaggio, fu usato con discredito anche se secondo me non era una offesa. L’ho scritto per raccontare fin dove si spinge la politica nell’utilizzare temi che hanno una sua dignità per offendere un proprio oppositore». Il siparietto si chiude con la giornalista alto atesina che ribadisce come «nel 2021 non si possa screditare una persona dicendo che è gay», con Di Maio che annuisce suo malgrado, dichiarandosi concorde.

Cristina Gauri

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