Roma, 27 ott – Nel fantastico mondo del green pass, anche la scuola deve fare la sua parte. E non si tratta solo dell’obbligo per i docenti di esibire il certificato verde, o per i genitori che hanno l’ardire di voler riportare i propri figli a casa (e di disagi ce ne sono già stati parecchi). Adesso, a finire nel tritacarne, sono anche gli studenti stessi. Non tutti, però: solo quelli dai 15 anni in su. Il pasticcio porta l’inconfondibile firma del Miur. E questo nonostante il governo Draghi – quello dei presunti competenti – abbia piazzato a viale Trastevere l’ennesimo tecnico, Patrizio Bianchi, che però sta facendo di tutto per far rimpiangere l’Azzolina.



La scuola ai tempi del green pass

Il punto è questo: il ministero dell’Istruzione aveva detto chiaramente che gli alunni non sono tenuti a procurarsi il green pass per entrare a scuola e assistere regolarmente alle lezioni. Tuttavia, da anni esiste il programma dei Pcto, cioè i «Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento», ciò che in passato si chiamava alternanza scuola-lavoro. Il programma è obbligatorio per tutti gli studenti del triennio, quindi per tutti i ragazzi dai 15 anni in su. Il problema è che, dovendo entrare appunto in ambienti di lavoro dove il certificato verde è obbligatorio, gli alunni vengono di fatto equiparati ai lavoratori. E quindi devono procurarsi il passaporto vaccinale.

Un obbligo vaccinale mascherato?

Insomma, la frittata è servita. E in tutto questo che cosa fa il Miur? Semplice: scarica il proverbiale barile. Non è la scuola a dover controllare il green pass degli alunni inseriti nel programma Pcto, ma la struttura aziendale presso cui i ragazzi operano. Ma al di là della questione «chi controlla», che ne è degli studenti? La commissione Istruzione del Senato ha suggerito di imporre ai vari istituti scolastici di offrire tamponi gratuiti agli studenti. Ma le scuole non hanno una lira, e quindi il problema rimane: gli studenti dovranno pagarsi da soli i tamponi, oppure saranno costretti a vaccinarsi? Un bel dilemma. Ma tranquilli: andrà tutto bene.

Vittoria Fiore

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