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Roma, 28 giu – In un mondo sempre più incattivito, sempre più barbarico e regredito quasi a uno stadio pre-civilizzato, le élite culturali occidentali hanno un solo pensiero in testa: rendere gli uomini meno duri. Meno di quanto già non lo siano, intendiamo, meno di quanto non li abbiano già ridotti la psicanalisi, i talk show, i professori e le mamme. Ma, a quanto pare, non è abbastanza. E allora ecco la pratica guida del New York Times sul come allevare bambini “non maschilisti”, prontamente rilanciata in Italia dalla Stampa.

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Si tratta di otto semplici regole che iniziano, paradigmaticamente, con “Lascia che pianga”. Come se noi oggi vivessimo in una società di impronta lacedemone, che sopprime ogni tenerezza. “Piangere – leggiamo – significa lasciarsi andare, liberarsi, tirare fuori la fatica, la stanchezza, la rabbia, il dolore. In futuro, chissà, significherà essere capaci di confessare le proprie debolezze senza per questo sentirsi sminuiti”. Ma perché è giusto “lasciarsi andare” e non, piuttosto, saper dominare i propri istinti? Perché le debolezze vanno “confessate” e non superate? Il punto due è scontato: “Lascialo essere se stesso”. Il che significa assecondare il bambino anche se mostra gusti femminili, praticamente un must del pensiero unico. Punto tre: “Il prendersi cura”. Occorre insegnare “ai nostri figli a cucinare e mettere in ordine la casa così come ci aspettiamo che le nostre figlie sappiano tenere le redini di un ufficio”, perché in questo modo “cresce l’empatia, l’aggressività diminuisce”.

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Punto quattro: “Il buon esempio a casa”. Se siete delle casalinghe, vostro figlio diventerà un mostro femminicida. Punto cinque: “Incoraggiare amicizie femminili”. Cosa che tutti i bambini già hanno, ma qui si intende dire che bisogna spezzare la tendenza maschile al clan, all’amicizia virile. Una costante di tutte le epoche e di tutte le culture. Tranne che della nostra. Il punto sei è di pura marca boldriniana e riguarda “il potere delle parole”, cioè la vigilanza orwelliana del linguaggio e delle sue implicazioni sessiste, tutta roba che ben conosciamo. Il punto sette prevede che si ossessionino i bimbi con domande volte a decostruire le narrazioni che “indugiano sugli stereotipi di genere”.

Ma attenzione perché il piatto forte è l’ultimo, il punto otto: “Il bello di essere maschi”. Leggiamo: “L’uguaglianza non passa per il misconoscimento del genere maschile: la forza, l’energia fisica, la messa alla prova sono tutte cose da promuovere. Importante che siano tirate fuori per essere riconosciute, non per essere usate contro qualcuno o qualcosa. Così come il loro istinto di protezione: va incoraggiato perché si eserciti, senza trasformarsi in pretese di sottomissione. Facciamoli correre, arrampicare, sfogare. Per liberare energie, emozioni e sentimenti”. È incredibile: sette punti per decostruire il maschio e un punto finale per dirci di quanto è bello esserlo. Ovviamente se adottassimo gli stessi parametri dei primi sette punti, l’ottavo potrebbe facilmente essere derubricato a sterotipo sessista: perché “la forza, l’energia fisica, la messa alla prova” sono qualità maschili? “Istinto di protezione”? Quindi il maschio è naturalmente portato a proteggere la donna? Il maschio va fatto “correre, arrampicare, sfogare”: e la femmina no? È molto facile, come si vede, attaccare l’unica parentesi di buon senso di tutto il delirante articolo usando le stesse categorie del resto del testo. Perché è chiaro che tutta questa opera di rieducazione mira esattamente a distruggere “il bello di essere maschi”. Senza peraltro fare mezzo millimetro in direzione del “bello di essere femmine”.

Adriano Scianca

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