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Roma, 28 apr – Giovedì su La7, nella trasmissione di Corrado Formigli, Piazzapulita, abbiamo assistito ad una vera e propria gogna mediatica riservata a CasaPound Italia.
Ma non solo, la trasmissione è stata anche un festival di luoghi comuni, di errori grammaticali, di arroganza dialettica, di ignoranza storico-culturale, di cafoneria.
Il tutto orchestrato in una data simbolo (sic) per tutti quelli che fanno “dell’antifascismo militante” la loro forse unica ragione di vita.

L’assenza di contraddittorio

Ma procediamo con ordine e gradualità, senza dimenticare che il preludio a tale gogna mediatica è scaturito dal solito avvincente eloquio, della settimana prima, della sindaca di Roma. Nella medesima trasmissione, la Raggi bullescamente auspicava lo sgombero della sede del partito delle tartarughe frecciate di via Napoleone III.
Considerazione di carattere generale. Appare davvero singolare che in una trasmissione in cui si parli di CasaPound Italia manchino proprio, perché non invitati, esponenti o dirigenti di tale forza politica. Per buona pace della dialettica democratica, del libero confronto, del rispetto del contraddittorio tanto auspicati dai democratici professionisti nostrani.
La presenza di rappresentanti di CasaPound Italia in studio avrebbe giovato alla trasmissione stessa, permettendo, ad esempio, di spiegare le ragioni dell’occupazione dello stabile di via Napoleone III del 2003, contestualizzandole.

A chi fa paura CasaPound?

Ma forse domandare un po’ di onestà professionale è chiedere troppo, così come permettere ad una parte politica di potersi difendere da attacchi calunniosi e diffamatori.
Quanto visto, indica, invece, che il fine che si è voluto perseguire è stato altro, ovverossia creare un fuoco incrociato contro CasaPound Italia, allo scopo di screditare, agli occhi dei telespettatori, tale forza politica, fare bella mostra di antifascismo, guadagnarsi qualche altra comparsata (vero Valentina Petrini?) e apporsi medaglie di latta “dell’io l’avevo detto”.
A questo punto una domanda sorge spontanea in prossimità delle consultazioni elettorali: ma non è che CasaPound fa davvero paura e che si ha ha timore di una sua concreta e crescente affermazione?

Il teatro dell’assurdo

Va detto che la trasmissione ha avuto anche momenti tra il comico, il grottesco ed il surreale. Come quando la ex “presidenta” della Camera, con tanto di fazzoletto dell’Anpi intorno al collo, ha preso sgombri per sgomberi (come dire lucciole per lanterne); quando l’ex assessore alla cultura di Milano e sottolineo alla cultura Philippe Daverio, ci ha deliziato sulle autentiche origini inglesi e non americane di Ezra Pound, dando gratuitamente patenti di generale ignoranza a CasaPound Italia, che a suo dire, avrebbe rubato il cognome all’illustre poeta e filosofo ed ai ragazzi di Lealtà ed Azione intervistati in uno spezzone di servizio e volutamente spacciati per militanti della tartaruga frecciata. Ciò al di là di ogni deontologia professionale.

Il prode Daverio – dal look davvero discutibile – si è spinto, poi, oltre ogni prevedibile limite sul piano della violenza verbale, giungendo a dire testualmente che “CasaPound andrebbe presa a calci in culo, e denunciata per furto e non per appropriazione…”, e tutto cio’ senza che il conduttore Formigli minimamente s’indignasse e intervenisse per censurare tale linguaggio offensivo e volgare. Che poi, sia detto per inciso, vorrei proprio “daverio” vederlo in azione per strada questo cuor di leone.
Il surreale si è toccato, invece, ad inizio dell’intervento del personaggio in parola, allorquando il riciclato politico seriale – che si presenterà alle prossime elezioni europee con la lista +Europa – parlando dell’Ungheria, si è lamentato che tale Nazione abbia fatto vietare alla Regione Friuli l’utilizzo del termine tocai al vino prodotto in quelle terre, mediante quelle istituzioni europee da loro sempre incensate. Insomma, un notevole autogoal del convinto e saccente europeista, per la gioia della Bonino & co.

Formigli: sdoppiamento della personalità

Molto altro ci sarebbe da scrivere in ordine alla trasmissione, al modo di rappresentare i fatti e sull’atteggiamento e la quanto meno duplice personalità del conduttore Corrado Formigli che, non dimentichiamolo, poco più che un anno fa andò a CasaPound Italia, accettando il dibattito e riconoscendo, almeno in quella occasione, secondo il proprio punto di vista, dei meriti a tale forza politica. Molto altro ci sarebbe da osservare riguardo alle differenze delle molteplici occupazioni abusive dei centri sociali (in Italia) in rapporto a quella, unica e tricolore, di via Napoleone III, a Roma.
Laddove, le prime, in molti casi, si distinguono come luoghi di spaccio e degrado, mentre quella di CasaPound Italia non è sede di partito ma ospita famiglie italiane in emergenza abitativa ed in cui, in una sala conferenze, si fa libera cultura e si cerca faticosamente di fornire risposte ai bisogni di quelle persone e famiglie italiane abbandonate e dimenticate dalle Istituzioni (raccolte alimentari, corsi di doposcuola, ecc.).

Senza contare che quel luogo, dall’esclusivo valore politico simbolico – avendo CasaPound Italia centinaia di sedi sparse in tutta Italia, in cui paga regolarmente il canone locativo – ha rappresentato il punto di raccordo e smistamento degli aiuti umanitari in occasione dei tragici terremoti del 2009 e del 2016, che hanno colpito le terre dell’Abruzzo, delle Marche e del Lazio.
Lascio, infine, alla sensibilità e alla discrezionalità del lettore, l’individuazione delle iene e degli sciacalli di cui al titolo di apertura.

Marcello Austini

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3 Commenti

  1. E’ possibile che i burattini dei banchieri stranieri occulti proprietari della nostra moneta privatizzata prodotta a costo zero ed esentasse abbiano dati di proiezioni elettorali che danno Casapound in ascesa.Cio’ spiegherebbe le menzogne che i loro pennivendoli inventano e le minacce verbali illegali che fanno dire impunemente su Piazzasporca.Un altro motivo di tale aggressione, come detto dall’ autore, è la mancanza di qualsiasi politica vera a favore delle classi popolari e l’utilizzo del solo vecchio argomento antifascismo per invogliare quei teledipendenti che non hanno nè vogliono avere spirito critico e guardare in faccia la realtà

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