Roma, 20 lug – Il “giorno della verità”, si dice sulla stampa mainstream. Farebbe quasi pensare a un film western, o d’azione, o di sport (ma sul genere “Momenti di gloria”, per intenderci). Insomma, qualcosa che crei suspance nel pubblico. E chissà che non sia pure quello l’obiettivo, oltre a rincretinire ulteriormente le persone.

Il “giorno della verità” di Draghi

Basta cercare su google e si capiscono molte cose. Per dirla in modo più diretto, se ne capisce una anzitutto: quanto siamo ridotti male. Quanto il livello di ingenuità di massa sia molto elevato, almeno come sensazione generale. Di sicuro, la narrazione mainstream lo solletica, tenta di favorirlo, di peggiorarlo. IlSole24Ore e l’Ansa viaggiano di pari passo e forse lanciano sullo sfondo pure la musica di un duello in un film di Sergio Leone o di un Guerre Stellari a caso. “Verità”. Il “giorno della verità” di Mario Draghi consisterebbe in una discussione in Senato, dopo una fiducia già superata ai voti la scorsa settimana, nonostante le dimissioni consegnate dal premier ma rifiutate dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Sembrerebbe una supercazzola e invece non lo è. Manco fosse Antani, magari Draghi se ne andrà davvero, chissà (decisamente improbabile, ma facciamo finta che accada): le alternative per il popolo non esistono, in ogni caso. Come non esistono per la politica italiana. Anche dopo le prossime elezioni, che vengano con qualche mese di anticipo o meno (senza concentrarsi troppo sul cataliclismico “per l’intera legislatura” marchiata Sole24Ore).

La speranza: che meno gente possibile segua una narrazione così idiota

La speranza è sempre l’ultima a morire, diceva un proverbio ottimista. In questa fase della nostra storia, di ragioni per essere ottimisti ce ne sono ben poche. Idiozie come queste, per carità, dovrebbero essere davvero a prova di imbecille. Troppo esasperate perfino per il soggetto con maggior deficit cognitivo che possiamo immaginare. Si può concedere un minimo – ma un minimo – di ingenuità sugli “appelli dei sindaci” per Draghi, anche perché restano sindaci e non certo masse di milioni di persone in difesa del superpremier infallibile disceso dal cielo. Ma parlare della crisi in corso e della giornata parlamentare in questi termini, anche no. Non esiste nessun “giorno della verità” per un premier che dà le dimissioni, gli vengono rifiutate e per il quale poi quasi tutto il mondo politico non fa altro che spendere parole di sostegno e di supporto. E lo capisce anche un palo.

Rimane solo la buffonata di provare a suscitare tensione tramite lo spettacolo politico, e magari rafforzare una sottospecie di immagine di premier buono, ostacolato nel lavoro che svolgerebbe per tutti noi. Sperare nella vita è importante. Dunque, viva la speranza. Rivolta a tutti i cittadini i quali, vogliamo crederlo, non abboccheranno a questa narrativa degna dell’acume di un bambino di 5 anni. E forse anche meno.

Stelio Fergola

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