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rimpatri Italia TunisiaRoma, 21 feb – I media filo-governativi esultano: l’Italia starebbe per siglare un accordo sugli immigrati con la Tunisia. Per la prima volta, il Paese nordafricano accetterebbe di ricevere immigrati di qualunque nazionalità partiti dalla Libia e intercettati in acque extraterritoriali dalle squadre italiane e europee di salvataggio. Quanti, per la precisione? Mille al mese ha proposto Roma. Facciamo duecento, ha replicato Tunisi. Sì, avete capito bene, duecento immigrati al mese, praticamente gli arrivi di un pomeriggio di ordinaria amministrazione a Lampedusa. In cambio di questo risibile sforzo, il governo tunisino otterrà un nuovo, forte sostegno finanziario, ma anche ulteriore cooperazione degli apparati di intelligence e di polizia contro il terrorismo islamico. Il fronte unito contro l’islamismo, per la precisione, lo faremmo con Ennahda, il partito al governo in Tunisia, che è espressione dei… Fratelli musulmani. Certo, il loro leader ha rinnegato la sharia e abbracciato la democrazia, ma forse un po’ di cautela in più, prima di coprire di denari uno che è stato fondamentalista fino a ieri, non guasterebbe.



Del resto la Tunisia continua a essere un serbatoio pressoché infinito per miliziani dell’Isis, tanto sul fronte siriano che nelle azioni terroristiche in Europa. Insomma, bisognerebbe andarci con i piedi di piombo, tanto più se l’impegno da parte loro consta di duecento immigrati rimpatriati al mese. I quali non è poi chiaro che fine facciano, peraltro. I rifugiati a cui viene accolta la domanda di asilo avrebbero infatti diritto a ripartire verso l’Italia o il resto d’Europa, attraverso “corridoi umanitari”. Qui il pasticcio è totale, perché, di fatto, di questi immigrati girati alla Tunisia nessuno sa cosa farne. In primo luogo non si sa bene come accoglierli e garantire loro una sistemazione dignitosa. L’idea che circola è quella di far gestire i campi tunisini all’Alto commissariato per i rifugiati e all’Organizzazione internazionale delle migrazioni. Capirai. Poi non si capisce bene chi è che, sul luogo, sarà deputato a stabilire chi debba ripartire per l’Italia come profugo e chi no: giudici tunisini non avrebbero titolarità a decidere sulle richieste d’asilo verso un Paese Ue, giudici europei non avrebbero legittimità a operare in territorio tunisino.

Un rompicapo non da poco, con un ulteriore rischio dietro l’angolo: che la Tunisia diventi essa stessa la metà di tutti coloro che vogliono fare domanda d’asilo in Europa, se si sparge la voce che da lì partono corridoi umanitari per la Ue. Sarà disposto, l’ambiguo governo tunisino, ad avallare la trasformazione delle sue coste in un campo profughi per mezza Africa?

Adriano Scianca

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