Il Primato Nazionale mensile in edicola

Milano, 28 giu – La stagione dei Gay Pride, o semplicemente Pride, come adesso amano definire l’appuntamento per estendere il discorso e per “includere” il più possibile, è particolarmente rivelatrice.

Milano, pride “in grande”

Milano, piazza culturalmente e commercialmente favorevole al progressismo variamente declinato, rappresenta l’ambientazione ideale per chi vuole mettere, letteralmente, in piazza ogni aspetto di questo “orgoglio”. Quest’anno per il Milano Pride hanno fatto le cose in grande, un martellamento di dieci giorni prima della grande sfilata multicolor di sabato. Settimana scorsa aveva aperto le danze il padrone di casa (purtroppo non è un modo di dire…), il sindaco Beppe Sala, il primo cittadino rosso che meglio incarna l’armamentario della sinistra tutta “diritti”, rancore e denari.

Turismo Lgbtq, altro che diritti

Già, i soldi: cominciamo da lì. La stessa immagine del ricco Sala, che sfoggiava un paio di calzini arcobaleno seduto su una poltrona ricercata e griffata, la diceva lunga sulla matrice socio-economica dell’iniziativa. E proprio lui era stato il maggior garante della città che ospiterà nel 2020 la convention mondiale del turismo Lgbtq: “Una grande opportunità di incasso”. Altro che diritti…
Ma a fugare ogni dubbio in materia, qualora ce ne fosse stato bisogno, ci hanno pensato le multinazionali, calate in forze sul Pride milanese di quest’anno. Sul sito dell’evento sono indicati i munifici sponsor dell’iniziativa: Google, Microsoft, Ebay, Coca-Cola, PayPal, RedBull, mica pizza e fichi.

Kermesse “economicamente virtuosa”

Gli organizzatori parlano di una kermesse “economicamente virtuosa” e in grado di fare “un uso consapevole delle risorse e possa sostenersi anche grazie al coinvolgimento degli sponsor che vogliono contribuire alla realizzazione dell’evento”. Un evento che “tiene conto di tutte le diversità, non solo legate all’identità e all’orientamento sessuale (immigrazione, disabilità, etnicità, etc)”.

Ecco, qui arriviamo a un altro aspetto peculiare della manifestazione, che si annuncia onnicomprensiva di tutte le battaglie della sinistra italiana, attenta a tutto e a tutti, tranne, tanto per dire, proprio agli italiani. Prima i “migranti”, anche al Pride. A loro saranno dedicati un nastro azzurro e un carro ad hoc, ma senza dimenticare i compagni delle Ong, che tanto si prodigano, ben finanziati, pagati e protetti, nella sfida dei porti, per gli sbarchi continui e lo scempio della nostra sovranità. Ecco quindi che “in questo momento così delicato è importante esprimere piena solidarietà al capitano della nave (la Sea Watch, ndr) Carola Rackete, ai membri dell’equipaggio e a tutte le persone a bordo”, scrive su Facebook “Insieme senza Muri”, che parteciperà entusiasticamente alla sfilata milanese. Un invito, peraltro, già raccolto dall’Anpi provinciale, dal Festival dei Diritti Umani Milano e dell’Arci locale.

L’endorsement Usa

“Non manca più nessuno, solo non si vedono i due liocorni”, recitava quella canzoncina a tema biblico che cantavamo da piccoli. Eh già, perché per le vie del centro del capoluogo lombardo si troverà un po’ di tutto: dal Pd alla Nestlé, dai centri sociali ad Amazon, dai rapper a Linkedin. Ma non è tutto, perché le adesioni si estendono anche alle più illustri rappresentanze diplomatiche. La console americana, Elizabeth Lee Martinez, infatti, ha pubblicato sui social una foto in cui che la si vede avvolta nella bandiera arcobaleno: “Celebriamo l’amore e i diritti, per un’Italia, un’America e un mondo in cui diversità significa ricchezza!”. D’altra parte proprio il consolato Usa sulle proprie pagine social parla di giugno come del #PrideMonth “dedicato alla celebrazione del mondo LGBTQ+” e informa i cittadini statunitensi e non che “i prossimi 30 giorni racconteranno le storie di coraggio dei personaggi che hanno lottato e lottano ancora oggi per i diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transgender”.

E arriva il M5S

Mancano sempre i due liocorni. Ah no, eccoli: “Saremo riconoscibili grazie a una maglietta gialla con la scritta ‘Movimento 5 Stelle Nessun passo indietro’”. Ci rassicura così Monica Forte, consigliera grillina in Regione Lombardia. Meno male, eravamo in pensiero…

Fabio Pasini

5 Commenti

  1. Ma nessuno si rende conto che questa e’ una terribile malattia ,ditemi voi se e’ normale che due schifosi maschi fanno certe cosine.Che schifo questi porcellini che sfilano. Ai miei tempi ce ne erano due su 10000000 giravano intorno ai cessi pubblici e giustamente qualche papa’ di ragazzini ogni tanto gli passava la sveglia .

  2. Datevi una guardata oltretutto l’orrore e lo schifo che fanno, quanti omicidi commessi da questi depravati l’ultimo quel povero ragazzo a roma ad opera dei froci prato e foffo.

Commenta