Roma, 30 mar – Immigrazione clandestina, per gli amici una nuova forma di schiavismo camuffato, è più viva che mai. E le ultime notizie drammatiche sugli sbarchi lo dimostrano.

Immigrazione clandestina e schiavismo

L’immigrazione clandestina è una forma di schiavismo. Una mercificazione di esseri umani dal duplice danno, come ormai chiunque sia un minimo assennato dovrebbe riconoscere. Un danno diretto tanto alle popolazioni di partenza, che svuotano costantemente le proprie terre di possibile forza lavoro, che a quelle di destinazione, attaccate praticamente sotto ogni profilo (culturale, economico, etnico) e condotte lentamente alla distruzione. Dei propri diritti al lavoro e al sostegno dello Stato di appartenenza, ma anche della propria possibilità di esistere come comunità. Estinzione in effetti sarebbe più corretto, se facciamo caso al fatto che gli italiani non facciano più figli ormai da decenni, ma questo non sembra avere rilevanza, perché smettere di esistere è un problema solo quando riguarda gli altri, e non noi stessi.

Sbarchi triplicati rispetto al 2020, quando già era ricominciata l’ascesa di un fenomeno distruttivo che nessuno ha realmente voglia di fermare. Quando qualcuno – come l’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini, senza dimenticare i già buoni risultati del predecessore Marco Minniti – lo frena e lo riduce del 96%, è da considerarsi un’eccezione. Ostacolata a livello culturale e perfino giudiziario.

Da anni conosciamo le dinamiche di ciò che avviene. Sappiamo del “recupero” dei clandestini già sulle coste libiche (provato da tutte le analisi salellitari effettuate all’epoca da Gefira e rilanciate dallo youtuber Luca Donadel ormai diverso tempo fa). Con la momentanea opposizione del governo Conte I sappiamo, conosciamo a memoria la loro ostinazione nell’attendere nei pressi delle coste italiane anche settimane pur di sbarcare per forza in Italia (casi Acquarius, Sea Watch, e tante altre osservate nelle estati 2018 e 2019), nonostante le proposte alternative di altri porti possibili (in Tunisia, ma anche in Spagna).

Da anni, sappiamo tutto. Sappiamo che non parliamo di migranti (parola “inventata” allo scopo) ma di clandestini. E per carità, non possiamo neanche chiamarli così, sebbene lo siano, e in modo incontestabile. Ma non reagiamo. O meglio, non reagisce una certa parte politica e culturale che ha letteralmente in pugno questo Paese. Non solo non reagisce, ma incoraggia.

Un grido inascoltato

La lotta all’immigrazione clandestina è un grido inascoltato. L’urlo di disperazione di chi cerca con ogni mezzo di far ragionare una società che non ne ha alcuna intenzione, ma soprattutto una classe dirigente ben disposta non solo ad accettare, ma quasi a promuovere il fenomeno. I pochi che non lo hanno fatto, sono finiti addirittura sotto processo. E i risultati che hanno ottenuto sono stati prima umiliati in corso d’opera (si pensi a Carola Rackete che entra indisturbata nelle nostre acque territoriali) poi soffocati successivamente al proprio mandato, con la ripresa in grande stile delle operazioni di “raccolta” e “deposito” dei cosiddetti “migranti”.

Stelio Fergola

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8 Commenti

  1. Questi non sono né poveri né disgraziati; sono invasori, conquistatori e noi stupidi li lasciamo entrare grazie al ministro che ci ritroviamo. Almeno gli Ucraini gli invasori li combattono, noi no; noi li manteniamo a 35 euro al giorno per ciascuno più spese mediche telefono ecc. Cosa dovremmo fare per essere meno fascisti? offrire in comodato temporaneo mogli e figlie? Manca solo quello ma presto ci arriveremo o meglio loro ci porteranno.

  2. Egregio Lappola, “sono” poveri e disgraziati nei loro paesi e qui possono sempre più facilmente diventare quello che dici tu. Lascia perdere gli ucraini venduti (non il popolo), anche perché il vero fascista non si compra, non si vende.

  3. Fabio, non sono poveri né disgraziati neanche nei loro paesi.

    E ve lo dice un italiano che vive in Africa, in Ghana per l’esattezza
    https://twitter.com/piazzaaitalia

    Traduco “Vivendo in Africa capirai che la vera Africa va aiutata in Africa. Quelly realmente poveri non hanno denaro né scarpe per scappare in Europa.”

    P.S. Se qualcuno è su Twitter gli porti i miei saluti per vafore. Grazie di cuore.

  4. Sfondi una porta aperta Prof.: esiste il ceto medio “creato” e manipolato ovunque!
    Sul concetto di vera povertà sarebbe bene prepararsi ad un confronto e contributo ancora più serio.
    Teorizzo da una vita una nuova e più atemporale teoria del valore!
    Le scarpe possono anche non servire se hai i piedi buoni…

  5. Le scapre servono eccome.

    Hai mai visto nudi e crudi su DMAX? 😛

    Scherzi a parte il problema è che sono riusciti ad estirpare da menti labili il vero valore, e i valori e per noi senza mezzi di disinformazione di massa al nostro servizio sarà dura rieducare. 🙁

    Comunque con il crollo del modello capitalista in arrivo molti capiranno quali erano i veri valori ed il vero valore, quando purtroppo sarà troppo tardi.

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