Roma, 04 dic –  L’Isab di Priolo Gargallo evita per il momento la chiusura. Il governo è riuscito a scongiurare un dramma occupazionale che avrebbe messo in ginocchio un intero distretto. L’Isab è una delle raffinerie più grandi d’Europa, che conta un migliaio di dipendenti, soddisfa il 20 per cento della domanda siciliana di elettricità e vale da sola oltre un quinto della capacità nazionale di raffinazione. Il polo industriale siracusano resta, inoltre, uno dei principali pilastri dell’export dell’Isola. Se consideriamo l’indotto ci sono in ballo più di 8000 lavoratori. Vediamo cosa ha fatto in concreto l’esecutivo per difendere il perimetro occupazionale dell’azienda.

Cosa prevede il decreto?

Per capire cosa ha deciso il premier è necessario rileggere il Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 8. In particolare il capitolo “Misure urgenti a tutela dell’interesse nazionale nei settori produttivi strategici” dove scopriamo gli interventi per l’Isab anche se non viene nominata. “Il provvedimento – si legge nella nota– interviene, in considerazione del carattere emergenziale assunto dalla crisi energetica”. A finire sotto l’ombrello di questo provvedimento saranno “le imprese che gestiscono a qualunque titolo impianti e infrastrutture di rilevanza strategica per l’interesse nazionale nel settore della raffinazione di idrocarburi”. A maggior ragione quest’ultime verranno tutelate se vi sono “imminenti rischi di continuità produttiva idonei a recare pregiudizi all’interesse nazionale, conseguenti a sanzioni imposte nell’ambito dei rapporti internazionali tra Stati, al fine di garantire, con ogni mezzo, la sicurezza degli approvvigionamenti, nonché il mantenimento, la sicurezza e la operatività delle reti e degli impianti e quindi la continuità produttiva”. Dunque per essere più chiari se vi sono rischi per la continuità produttiva l’impresa in questione deve informare il ministero delle Imprese e del made in Italy (Mimit) e può richiedere l’amministrazione temporanea, che verrebbe disposta anche d’ufficio. Quest’ultima può durare al massimo 1 anno, prorogabile per non più di ulteriori 12 mesi.

Cos’è l’amministrazione temporanea?

L’amministrazione temporanea comporta la sostituzione degli organi di amministrazione e la nomina di un commissario che subentra nella gestione. Gli eventuali utili maturati durante l’esercizio non possono essere distribuiti se non al termine del regime straordinario e i costi della gestione restano a carico dell’impresa. Il commissario, nominato dal Mimit, può avvalersi anche di “società a controllo pubblico operante nello stesso settore e senza pregiudizio della disciplina in tema di concorrenza”. In prima fila in questo caso potrebbe esserci Eni.

Ad esprimere soddisfazione è il premier Giorgia Meloni. “Una norma – si legge in una nota di Palazzo Chigi – con la quale il Governo interviene, tra l’altro, per garantire la continuità del lavoro nella raffineria che impiega con l’indotto circa 10mila persone”. “Scopo dell’intervento d’urgenza – si aggiunge – è tutelare al tempo stesso un nodo energetico strategico nazionale e i livelli occupazionali così significativi per la Sicilia e l’intera Nazione”.

Ma nel decreto c’è di più. Vediamo di cosa si tratta.

Come funzionerà il golden power

Nella nota possiamo leggere che: “Sono poi introdotte misure economiche connesse all’esercizio del golden power. In particolare, si determinano le procedure con le quali vengono attivate misure di sostegno della capitalizzazione dell’impresa idonee a consentire un rafforzamento patrimoniale ai fini dell’accesso agli interventi erogati dal patrimonio destinato (Cdp) e al fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell’attività di impresa (Invitalia) nonché ai contratti di sviluppo e agli accordi per l’innovazione (Ministero delle imprese e del Made in Italy).

In sostanza, a fronte di provvedimenti inibenti ai fini della sicurezza nazionale esercitati con il golden power, vengono previsti immediati interventi compensativi a sostegno delle imprese destinatarie di tali provvedimenti, ove le stesse ne facciano richiesta”.

Con il golden power in tema energetico lo stato non starà a guardare non solo nel caso della Isab ma anche in altri contesti.

Come superare lo scoglio del cinque dicembre

In sintesi, la strategia per salvare l’Isab si muove in due direzioni. In primis, si punta ad un intervento che possa dare le giuste garanzie alle banche. In secundis, si prepara il campo all’uscita di scena della Lukoil, gli attuali proprietari dello stabilimento. Prendere tempo è dunque la parola d’ordine. L’obiettivo è superare senza scossoni il 5 dicembre, giorno in cui scatta l’embargo sul petrolio russo che decreterebbe di fatto il fermo delle raffinerie.

La chiusura avrebbe un impatto a livello nazionale. Ci sono altre aziende che si riforniscono presso l’Isab, anzi per essere più precisi le forniture di prodotto raffinato coprono un quarto del fabbisogno annuo della nazione. Elementi questi ormai chiari da tempo. Per questo dopo che le banche avevano smesso di concedere credito alla Isab non potendo più rivolgersi al mercato internazionale è stata costretta a fornirsi solo di petrolio russo. Ma la cosa non può durare per questo ora si pone il problema del nuovo acquirente.

Chi sarà il prossimo acquirente

Secondo indiscrezioni riportate dal Financial Times, Lukoil ha ripreso i colloqui con il gruppo di private equity statunitense Crossbridge Energy Partners per cedere la raffineria Isab di Priolo. Una cessione, scrive il Financial Times, che potrebbe avvenire sulla base di una valutazione di 1-1,5 miliardi di euro ma richiederà la preventiva approvazione del governo italiano.

Secondo Il Sole 24 Ore i russi vorrebbero chiudere l’accordo prima di lunedì, quando le sanzioni europee colpiranno l’esportazione di petrolio russo via mare, mentre per l’Italia, che vuole prima chiudere l’accordo con le banche per assicurare alla raffineria i fondi per operare, serve più tempo.

L’operazione potrebbe essere finanziata dal trader di commodity Vitol, che siglerebbe un accordo con Crossbridge per fornire greggio a Isab e ritirare i prodotti della raffinazione. Nel caso in cui le trattative con gli americani non dovessero andare a buon fine, anche il trader Trafigura sarebbe interessato a Priolo.

Il Ft afferma anche che l’Italia sta pensando di acquistare una quota di minoranza nella società svizzera con cui Lokoil controlla Isab attraverso l’esercizio del golden power. Non si tratterà certo di una nazionalizzazione ma su questo settore, fondamentale per gli interessi nazionali, il governo non può restare a guardare.

Salvatore Recupero

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