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KloseRoma, 2 nov – Essenziale. Ci sono pochi momenti nella vita di un uomo ad essere essenziali, si possono contare sulle dita di una mano. Così se la tua vita diventa un rettangolo verde i momenti per gioire trovano una nuova dimensione. Miroslav Klose lo puoi scorgere, sul vocabolario del calcio, sotto la parola sostanziale. Dopo aver appeso le scarpe al chiodo, al termine della partita tra Lazio e Fiorentina, disputata lo scorso 15 maggio, Miro è stato chiamato, in questi giorni, dalla Germania per diventare assistente di Joachim Löw. Sul sito della nazionale tedesca il fu centravanti ha espresso tutta la sua felicità: “In nazionale ho festeggiato i miei più grandi successi, che non dimenticherò mai. Mi piace tornare a disposizione della Dfb: volevo rimanere in piazza, ma farlo con una nuova prospettiva, quella di un allenatore che legge il gioco, sviluppa strategie e tattiche. Ringrazio Löw per l’opportunità”.



Prima di capire quale sarà il destino di Klose in panchina ripercorriamo, attraverso gli attimi che lo hanno reso eterno, la sua carriera da calciatore in riva al Tevere. Un’immagine su tutte, sopratutto per i tifosi della Lazio, arriva dal 16 ottobre 2011. Mancano 30 secondi alla conclusione del derby contro la Roma. Il recupero assegnato da Tavagliavento è di tre minuti, quando Ledesma riceve palla dalla rimessa laterale. L’ex centrocampista del Lecce appoggia al Profeta biancoceleste dell’epoca Hernanes. Il brasiliano fa avanzare il pallone, lo accarezza di sinistro e poi di destro, per servire il connazionale Matuzalem. Il professore scodella un pallone dentro l’area, di prima intenzione con il sinistro, il suo piede naturale. Una preghiera, l’Ave Maria che abbraccia Miroslav Klose. Miro tiene alla spalle Cassetti, porta avanti la sfera ed anticipa il rientro di De Rossi indirizzando il pallone in rete con un colpo da biliardo. Il signor Quindicipalle di Francesco Nuti. Stekelenburg si allunga per tutti i suoi centimetri, ma nulla può, mentre il polacco di Opole scivola sulle ginocchia sublimando la Curva Nord.

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Di frammenti da incorniciare ne resteranno molti per gli appassionati italiani; dai cinque goal rifilati al Bologna, al controllo di petto contro il Palermo con segnatura fino alla marcatura, nella terzultima gara della scorsa serie A, rifilata all’Inter. Perfetto dialogo con Lulic e pallonetto beffardo su Handanovic. Ed ora panchina, agognata, voluta, sperata e dopo i 71 goal in 137 partite, con la divisa teutonica, ora vedrà il campo da un’altra angolatura. Ma per sempre rimarrà l’incidenza sul gioco di Klose, il suo essere alla periferia dell’attimo fuggente per sfruttarlo senza pietà.

La segnatura nel derby contro la Roma con in sottofondo le parole di Sandro Piccinini

Lorenzo Cafarchio

 

 

 

 

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