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Sibille, fate e terremoti: i segreti del monte Vettore

by La Redazione
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monte VettoreRoma, 1 nov- Il monte Vettore, con i suoi 2.476 mt, é il rilievo piú alto monti dei Sibillini. Al di là della straordinaria bellezza della flora e della fauna, é sempre stato considerato uno dei posti piú importanti d’Italia e d’Europa. Giá il nome deriva da “victor”, ossia vincitore , che era uno degli epiteti attribuiti al Dio Giove. Sebbene nell’antichità tutte le cime fossero sacre a Giove, non può passare inosservato che proprio questo monte ne abbia ricevuto il nome.

Anche la catena dei monti sibillini ha un’origine di rilievo: proprio in una grotta incastonata nel monte che le dà il nome, risiedeva la regina Sibilla, ominima delle altrettanto famose sibille di Cuma, di Tivoli e di Delfi. I luoghi principali, ovvero il Lago di Pilato, situato in una valle appena sotto la cima del Vettore, e la grotta della regina Sibilla, sono citati in moltissimi testi e racconti, come oggetto di visita da parte di maghi e cavalieri provenienti da tutta Europa. I testi piú famosi del tardo medioevo che riportano le notizie sui Sibillini sono il Guerrin meschino di Andrea da Barberino e il Paradiso della regina Sibilla di Antoine de La Sale. Stesso tema è trattato nella leggenda germanica del Tannhäuser, musicata poi dal compositore Richard Wagner.
Stessa trama, descrizioni dei luoghi spesso incredibilmente coincidenti: si erano forse parlati scrittori e romanzieri? Oppure descrivevano luoghi ed esperienze effettivamente vissute?

monte VettoreIl lago di Pilato prende il nome dalla leggenda che dentro le acque vi si gettò il carro che portava il cadavere di Ponzio Pilato, che aveva condannato (o quanto meno non aveva fatto nulla per impedirlo) Gesù. Nel lago vive una specie di crostaceo rosso, unica al mondo: il Chirocefalo del Marchesoni. La leggenda narra che il lago non ha fondo e che lì si recavano i maghi per consacrare i propri libri occulti. Tra i tanti, al luogo è legato il nome di Cecco d’Ascoli, appartenuto alla setta dei fedeli d’Amore, a cui partecipò anche Dante Alighieri. A Cecco d’Ascoli il mito attribuisce la costruzione di un ponte nell’arco di una sola notte, coadiuvato dal diavolo al quale egli impartiva ordini. Proprio nel lago di Pilato, Cecco avrebbe consacrato il suo libro del Comando, che tante generazioni di studiosi avrebbero cercato dopo la sua morte sul rogo, sentenziata dalla Santa Inquisizione.

Per quanto riguarda la grotta della Regina Sibilla, tutti i testi parlano di un accesso difficoltoso, di porte metalliche che sbattono producendo un rumore terribile, di un vento impetuoso e di ponti sospesi su fiumi roboanti. Nel Guerrin meschino viene posto all’ingresso anche un laido e strisciante serpente di nome Macco. Ma una volta accolti all’ interno del regno della regina Sibilla, lo scenario cambia: splendide fate accolgono i cavalieri e soddisfano ogni loro desiderio, ma é la stessa regina a chiarire sin da subito a tutti gli ospiti l’impermanenza del manifestato: non si può mai più tornare indietro, se non si pone una domanda precisa allo scadere di un anno trascorso nella grotta. Nel racconto poi, una volta a settimana, gli ospiti della Regina si trasformano in bestie orrende e permangono in quella condizione un giorno intero, per poi mutare nuovamente in uomini.

Le cronache narrano di molti cavalieri giunti in quei luoghi e che non hanno fatto più ritorno. Per quei pochi che invece uscivano dalla grotta, di certo c’era la maledizione della Chiesa di allora (e di ogni tempo) insieme alla scomunica. Da sempre ai piedi della montagna sorgeva un piccolo monastero (detto dei tre monaci) che sconsigliava vivamente ai cavalieri di intraprendere il cammino e, laddove possibile, cercava di impedirlo con la forza. Ancora ai nostri giorni, le parrocchie promettono speciali benemerenze ai pellegrini che si rechino in quei luoghi per svolgere riti di abiura del demonio e giuramenti di fedeltà a Cristo, come raccontano apertamente gli abitanti di quei luoghi che ne sono stati testimoni oculari. Alla pessima fama sicuramente contribuivano i nomi dei luoghi: pizzo del Diavolo, gole dell’infernaccio ed altre diavolerie simili.

Vista da un’altra prospettiva : i Monti Sibillini, la cima del Vettore, il lago di Pilato e la grotta della Sibilla, luoghi ricchi di magia e mistero, affascinanti per ogni anima che abbia guardato al suo interno e che abbia sentito quella sete d’eterno che unisce, in una ininterrotta catena metafisica, gli uomini di ogni tempo.

Marzio Boni

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