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Anatocismo-banche- tasso d’interesseRoma, 02 nov – Lo scorso primo ottobre sono entrate in vigore le nuove norme sull’anatocismo, ossia la pratica di ricapitalizzare gli interessi bancari. “Abbiamo fatto venti anni di battaglie giudiziarie contro l’anatocismo, dalla Corte dei Conti alla Corte Costituzionale. Abbiamo ottenuto quattro sentenze a favore. Ora questa norma, scritta da maggiordomi delle banche, cancella tutto”. Così Elio Lannutti, presidente dell’associazione di consumatori Adusbef, ha commentato il nuovo provvedimento. Secondo Lannutti, la delibera del CICR (Comitato Interministeriale Credito e Risparmio): “reintroduce la ricapitalizzazione degli interessi che era stata vietata nel 2014”. Infatti, la legge di Stabilità del 2014 modificando l’articolo 120 del Testo Unico Bancario sanciva che: “Gli interessi periodicamente capitalizzati non possano produrre interessi ulteriori che, nelle successive operazioni di capitalizzazione, sono calcolati esclusivamente sulla sorte capitale”. Oggi, dunque, le modifiche del Circ rischiano di vanificare quanto di buono è stato fatto in passato. Prima di procedere è bene definire l’oggetto del contendere.

Per anatocismo s’intende la produzione di interessi da parte di interessi scaduti e non pagati su un debito pecuniario. Un esempio ci può aiutare a capire meglio. Se la banca mi ha concesso un prestito di cento euro con un tasso del 2% e non restituisco nulla, con la pratica dell’anatocismo, dall’anno successivo, gli interessi si calcolano non più su cento euro ma su centodue euro. Pago gli interessi due volte: sia sulla somma ricevuta sia sul prezzo che la banca mi ha chiesto per darmi quei soldi (tasso d’interesse). È come andare al ristorante e pagare due volte la bistecca che ho ordinato. Certo l’esempio è volutamente iperbolico, ma ci aiuta a capire perché tali clausole sono inique e dannose. Il parlamento, così come abbiamo detto, pareva che avesse posto fine a queste clausole capestro. La realtà, però, è ben diversa. Infatti, il governo Renzi ha deciso di lasciare l’ultima parola sull’abolizione della ricapitalizzazione degli interessi bancari al Comitato Interministeriale Credito e Risparmio. Ad agosto, il Circ ha deciso di fare un regalino alle banche, anzi due.  La capitalizzazione degli interessi vale per le “aperture di credito regolate in conto corrente e in conto di pagamento” e per gli “sconfinamenti anche in assenza di affidamento ovvero oltre il limite del fido”. In questo caso gli interessi devono essere conteggiati il trentuno dicembre di ogni anno e diventano “esigibili” entro il primo marzo dell’anno successivo. Il termine esigibile vuol dire che la banca può chiedere il pagamento degli interessi maturati. Pertanto il divieto di anatocismo che era uscito dalla porta, è rientrato dalla finestra.

Dopo questa infelice modifica, oggi il cliente avrà tre strade da scegliere. La prima è la più facile: pagare. Pochi, maledetti e subito. In questo caso, fine del problema: gli interessi si continuano a calcolare sul capitale originale. Se, invece, il debitore non potesse pagare si troverebbe davanti ad un bivio. Prima ipotesi: se ha autorizzato l’addebito in conto, gli interessi si trasformano in capitale. Ritorna, dunque, l’anatocismo.  Per usare l’esempio iniziale: su prestito di cento euro gli interessi si matureranno su cento due. Seconda ipotesi: può accordarsi con la banca prima. Insomma, gli istituti di credito potrebbero risparmiare al loro cliente questa clausola vessatoria prima di concedere il prestito. Certo, considerando i rapporti di forza tra creditore e debitore sarà difficile che le stesse banche rinuncino ad un facile guadagno. Mai dire mai. Una cosa, però, va detta.  L’atteggiamento della politica nei confronti delle banche ricorda quello dei gestori dei casinò. I biscazzieri si accordano con gli strozzini che prestano denaro a chi perde per fargli spendere anche quello che non ha. La bilancia del potere continua a pendere dalla parte della finanza.

Salvatore Recupero

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