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Roma, 14 mag – Nel centrodestra il governo giallo-verde è vissuto in maniera differente. Se Forza Italia e Berlusconi possono comunque permettersi di stare a guardare, per Fratelli d’Italia il discorso cambia: Giorgia Meloni si è irrigidita su posizioni che la tagliano fuori da tutti i giochi. Ma il suo è un partito piccolo, il più piccolo del centrodestra. I suoi numeri non servono a Lega e 5 Stelle per governare. Con 32 deputati e 18 senatori, FdI non fa la differenza. Eppure la Meloni, rifiutando l’offerta di Di Maio – appoggio a lui come premier in cambio dell’ingresso nel governo – ha rinunciato a quella che molto probabilmente era l’unica occasione per assumere un qualche peso nel dibattito politico, all’interno del centrodestra.
Questa la posizione di FdI, per bocca della stessa Meloni: “Ci chiedono se sosterremo o no il governo 5 Stelle – Lega. Voglio rispondere a questa domanda pubblicamente e non con trattative sotterranee che non ci sono mai appartenute. In primo luogo la nostra scelta non può prescindere da chi sarà il presidente del Consiglio, perché è evidente che chi guida il governo ne caratterizza l’azione”. E poi arrivano le condizioni, espresse però, come abbiamo detto, da una posizione abbastanza debole: “No alla patrimoniale e a qualsiasi introduzione di nuove tasse; No allo ius soli; No alla possibilità dell’adozione per coppie dello stesso sesso. Sì alla Flat Tax immediata al 15%; Sì al blocco dell’immigrazione, all’aumento del 15% delle risorse per il comparto difesa e sicurezza, all’incremento dei militari nei luoghi a rischio; Sì a destinare il 50% di investimenti in nuove infrastrutture al Mezzogiorno”, dice la Meloni, “A monte, resta per noi imprescindibile che il governo introduca immediatamente il premio di maggioranza nell’attuale legge elettorale così da permettere senza alibi, in caso di fallimento dell’esecutivo, l’immediato ritorno al voto“.
Il dato politico è che su molti temi le posizioni di FdI sono sovrapponibili a quelle della Lega, che ha ben altri numeri, fuori e dentro il Parlamento. Per cui se da un lato la Meloni resta “dura e pura” per non perdere elettori, dall’altro sta di fatto ostacolando una forza sovranista come quella di Salvini, mettendo paletti e condizioni per il sostegno al governo. Quando persino Berlusconi ha dato il suo placet.
Un governo giallo-verde è di sicuro meglio del ritorno al voto, per FdI, per tante ragioni. Per il tipo di politiche che potrebbe portare avanti, non così distanti dalle posizioni del partito della Meloni. Ma soprattutto perché la Lega è in crescita e non è detto che nella roccaforte laziale – di fatto l’unico bacino elettorale di FdI – non possa sottrarre voti in chiave sovranista proprio a Fratelli d’Italia.
Altro dato che emerge leggendo questo irrigidimento nei confronti del governo giallo-verde, è che FdI teme di non superare lo sbarramento del 4% alle prossime elezioni europee. Inoltre, restare fuori dai giochi potrebbe tentare alcuni parlamentari a passare alla Lega.
Insomma, quella imboccata dalla Meloni sembra la strada più rapida per sparire dalla scena, a ben vedere.



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