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Roma, 23 mag – Il nostro dolore, la nostra incredulità, la nostra incomprensione del presente ha un nuovo simbolo: il cerchietto con le orecchie da gatto. L’accessorio è molto amato dalla popstar Ariana Grande, la cantante il cui concerto è stato preso di mira dai terroristi di Manchester. L’artista lo indossa anche nella foto di copertina del suo ultimo album, “Dangerous Woman”, del 2016. Sui social, qualcuno lo ha trasformato in un nastro nero, accompagnandolo dall’immancabile hashtag #PrayForManchester.

Intendiamoci, le foto delle adolescenti e delle bambine in fuga dal terrore, con su il cerchietto a incorniciare volti feriti e sconvolti sono terribili, così come è tragica ogni rappresentazione di esseri umani indifesi, colti dalla furia assassina in un momento di convivialità e di spensieratezza. Quello che lascia sgomenti, però, è l’uso che si fa a freddo di certa simbologia, di un certo linguaggio, di una certa retorica per rispondere a un attacco alla nostra civiltà. Il cerchietto con le orecchie da gatto è simpatico come gadget infantile ed è straziante quando rappresenta l’attacco cieco e spietato a questa dimensione ludica. Ma è altresì disarmante quando viene elevato al rango di risposta simbolica al terrore. Ma questa, la sappiamo, è la reazione stereotipata delle nostre società: c’è la ricerca ossessiva del simbolo più inoffensivo, più “dolce”, più “tollerante” possibile. Dobbiamo rispondere alle stragi con sempre più amore, sempre più apertura, sempre più simpatia.

Evidentemente la speranza è quella di impietosire i terroristi, far vedere loro che noi siamo “buoni” e in quanto “buoni” non meritiamo di morire. Intento doppiamente illusorio. Primo, perché la nostra debolezza non attenua, bensì rafforza il disprezzo che gli altri mondi hanno nei nostri confronti. Secondo, perché per l’islam fondamentalista, noi siamo comunque tutti colpevoli per ciò che siamo, non per ciò che facciamo. “Raggruppamento di crociati”, viene definito il concerto di Ariana Grande nella rivendicazione dell’Isis. Per loro, noi siamo tutti crociati, tutti imperialisti, tutti oppressori, tutti infedeli. Anche i bambini di 10 anni con su un cerchietto con orecchie da gatto.

Adriano Scianca

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3 Commenti

  1. Concordo anch’io. Il sig. Scianca fa sempre analisi lucidissime, a dispetto degli sbaracchini dei grandi media e che annegano in nauseante retoriche e banalità. Poi l’uso del simbolo di una popstar sconcia come segno di lutto “e coraggio dell’Occidente” e qulcosa di ripugnante e osceno.

  2. Più che orecchie da gatto usato a questo scopo diventa orecchie da coniglio…
    Se agnello ti fai il lupo ti si magna!!!

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