Roma, 8 set – Un altro caso di angelismo storico, oggi più vivo che mai, in quanto funzionale a tutta una serie di posizioni politico-culturali non difficili da individuare, è quello chiamato da Serafín Fanjul “la chimera di al-Andalus”, con allusione, ovviamente, al dominio arabo-musulmano nella penisola iberica durato dall’VIII secolo sino alla capitolazione di Granada nel 1492. Angelismo storico perché la Spagna arabo-musulmana viene descritta come un’epoca ricca, colta, raffinata, pacifica e civile, come un meraviglioso esempio di convivenza (è questa la parola magica fondamentale…) tra fedi e culture, brutalmente distrutto dai cristiani spagnoli, immancabilmente dipinti come barbari, intolleranti e violenti. Un vero e proprio paradiso perduto, un’età di bellezza e di dialogo ‘interculturale’ spazzata via dall’ennesima ‘calata degli hyksos’.

Una narrazione angelicata di cui si fa portavoce da ultima Elizabeth Drayson, che nel suo The Moor’s Last Stand accusa i ‘re cattolici’ Isabella e Ferdinando di aver messo fine a secoli di convivenza e prosperità, facendo regredire la Spagna in una sorta di nuovo Medioevo segnato dall’oscurantismo e dalla superstizione. Una secca smentita di questa ricostruzione a dir poco apologetica e di questa Spagna storicamente introvabile (appunto come la chimera) viene da Fanjul che, al contrario, ci ricorda che il regno di Granada, ultimo dominio musulmano spagnolo, guidato per due secoli e mezzo dalla dinastia nasride, lungo tutta la sua storia “fue monolingüe, monocultural y de nula tolerancia religiosa”, oltre che contrassegnato da spietate esecuzioni, come quella del predicatore Pedro Pascual.

E senza dimenticare le vicende dei cosiddetti ‘martiri di Cordoba’, cristiani mozarabi giustiziati a decine nel IX secolo, il primo nell’824, l’ultimo nell’864, o la fanatica intolleranza degli Almohadi, setta rigorista di origine berbera dominatrice di al-Andalus per quasi un secolo, sulla quale molto istruttivo è il testo di Piero Zattoni, Gli Almohadi (1120-1269). Un movimento rivoluzionario islamico medievale, edito dal Mulino. Come al solito, la complessità storica finisce sempre per vendicarsi di ogni lettura manichea, interessata e di parte.

Giovanni Damiano

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