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Bruxelles, 23 giu – Sanzioni alla Russia estese di altri sei mesi. E’ la decisione dell’Unione Europa che persevera nell’errore, anzi nel dramma, considerate le conseguenze sull’economia degli Stati membri, a partire dall’Italia.  Lo ha annunciato il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, mentre è in corso la sessione del vertice Ue dedicata alla politica estera. Lo ha fatto con un messaggio su Twitter, perché ormai anche questioni così importanti e delicate passano prima dai social che dai tavoli della diplomazia. “D’accordo. L’Ue estenderà le sanzioni economiche contro la Russia per la mancata attuazione degli accordi di Minsk”.

Una decisione tanto sbagliata quanto pericolosa per la politica economica dell’Ue, presa a seguito della presentazione ai 28 membri della valutazione della situazione da parte di Angela Merkel e di Emmanuel Macron. Ancora una volta fronte comune franco-tedesco contro la Russia di Putin? Più che altro assistiamo agli ennesimi diktat della cancelleria di Berlino coadiuvata dal neopresidente francese. Lei ordina, la Ue esegue e paga le conseguenze.

A causa della supina adesione alle sanzioni si calcola che l’Italia abbia perso infatti soltanto nel 2016 circa 3,6 miliardi di euro di esportazioni. Il settore maggiormente colpito è l’agroalimentare, colpito dall’embargo totale, che ha provocato chiusura di aziende italiane e manifestazioni di migliaia di allevatori e agricoltori, soprattutto veneti. La Coldiretti ha affermato che “l’embargo russo che ha azzerato completamente le esportazioni dei prodotti agroalimentari piu’ rappresentativi del Made in Italy ha scatenato una guerra commerciale che ha provocato pesantissimi danni all’economia e la perdita di posti di lavoro”, definendo le sanzioni “una scelta suicida che l’Unione Europea e l’Italia non possono permettersi”. I dati d’altronde parlano chiaro, l’Italia è forse lo Stato europeo che più ha subito la rottura delle relazioni commerciali con la Russia. Eppure ancora una volta, invece di far prevalere gli interessi nazionali, siamo di fronte a un governo che subisce in silenzio le decisioni prese a Bruxelles e imposte da Francia e Germania. Un altro suicidio economico.

Eugenio Palazzini

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