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Roma, 23 gen – Mentre impazzano le polemiche politiche e diplomatiche sul “neo-colonialismo” francese e sullo sfruttamento economico dell’Africa che porta ai flussi migratori nel Mediterraneo, c’è chi cerca di fare luce e chiarezza storica sul periodo coloniale italiano. Un periodo che la vulgata vorrebbe oscuro, fatto di schiavisti e sfruttatori ai danni dei poveri indigeni somali, etiopi ed eritrei. Ma che se spogliato dalla propaganda post-bellica, se analizzato con i dati storici e reali e se contestualizzato anche dai racconti dell’epoca fatti da testimoni che pur non avevano alcun interesse nell’incensare il regime fascista, esce fuori sotto tutta un’altra luce. E che potrebbe perfino essere basilare per comprendere le nefandezze della gestione dell’Africa post-coloniale, oltre che per dimostrare come il colonialismo italiano, lungi dall’essere il mostro riportato dagli storici di regime, abbia fatto molto più per l’Africa di qualunque altro intervento nella storia.



È questo il tema della conferenza “L’altra faccia del colonialismo italiano” organizzata da Civico20 News e che si terrà il prossimo 26 gennaio a Torino, alle ore 20:45, nella Sala Valfrè in via Accademia delle Scienze. Interverranno Mohamed Issa Trunji, ex membro dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, l’avv. Gianfranco Cenci, ex consigliere d’amministrazione della S.N.A.I. (ex S.A.I.S.) presso l’omonimo villaggio fondato in Somalia dal Duca degli Abruzzi e Alberto Alpozzi, giornalista storico autore de Il Faro di Mussolini e da sempre attivo per riportare alla luce il vero volto del colonialismo italiano.

Per decenni la storiografia ufficiale ha posto in luce solamente aspetti negativi facendo una cronaca quasi ossessiva di orrori ed errori” ha dichiarato Alpozzi nel comunicato stampa fatto per il lancio della conferenza. “Non è mai stata compiuta una seria riflessione contestualizzata e storicizzata ignorando, quando non nascondendo tutti quei valori e modelli positivi che caratterizzarono il fenomeno coloniale italiano che, non dimentichiamo, permeò l’Europa intera e non solamente l’Italia, per quasi 100 anni”. La conferenza porterà alla luce il monumentale lavoro di ricerca di Mohamed Trunji, pubblicato nel libro Somalia, la storia mai raccontata, recentemente tradotto in italiano, che “si rivolge agli attenti lettori Italiani perché sappiano conoscere e valutare, senza pregiudizi, il lavoro Italiano in Somalia” e scritto “sopratutto per i Somali che hanno il diritto di conoscere la verità sulla storia del loro paese”.

Ma anche la testimonianza di Gianfranco Cenci, nato proprio in Somalia nel 1931 e testimone dell’eccidio di Mogadiscio dell’11 gennaio 1948. Una strage crudele, immotivata ed inutile. Un’azione delittuosa innescata artificialmente, facilmente prevenibile” che si tradusse in un vero pogrom di italiani ordito dagli inglesi ai nostri danni. “Ci hanno fatto credere che un fenomeno nato già nel 1858 con Camillo Benso Conte di Cavour e terminato nel 1941, o se vogliamo nel 1960 con l’AFIS – Amministrazione Fiduciaria Italiana della Somalia –  durato quindi un secolo sia stato invece ideologicamente riassunto in soli 5-6 anni esponendo solo tre episodi al solo fine di destrutturare tutte quelle opere che potrebbero mostrare un’altra faccia del colonialismo” ha voluto ribadire Alpozzi. “Poiché l’attuale volto tramandato è estraneo alla maggior parte degli italiani che vissero e lavorarono in Africa per quasi un secolo”.

Carlomanno Adinolfi

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