Roma, 3 giu – Sesso in confessionale, e non solo. Una “notte da incubo” la definiscono le suore di un monastero de L’Aquila, come riporta Tgcom24.

Sesso in confessionale e poi fuga (nudi)

Nel cuore della notte, nel convento di San Basilio, nel pieno centro storico de L’Aquila, si odono gemiti. Effusioni che provengono dal confessionale, e che allertano le suore di clausura. Si recano sul posto e vedono una scena che ha del comico: due amanti che fuggono, di fretta, nudi, per uscire dalla Chiesa. Non solo l’accoppiamento proibito, però, sconvolge la vita del monastero. Le monache avevano infatti chaimato i carabinieri già un paio d’ore prima, quando altri due giovani erano saliti nel piano del dormitorio, ed erano parimenti scappati lasciando cadere un bicchiere di birra a terra.

Così suor Giovanna ha commentato i fatti. Sul “sesso proibito” dice: “Ho sentito trambusto in chiesa, pensavo fosse un’altra consorella, invece, non era lei. Allora siamo scese e lei ha visto un giovane e una giovane nudi nel confessionale. Appena ci hanno visti sono scappati senza abiti. Erano entrati forzando la porta della chiesa”. E sulla irruzione “alcoolica”: “La prima volta mi sono svegliata sentendo l’ascensore, sono uscita dalla stanza in camicia da notte ed ho visto due ragazzi cercare di aprire la porta della consorella anziana. Non mi sono fatta vedere, con il cuore in gola sono rientrata in stanza, mi sono vestita e poi dopo aver fatto rumore con l’acqua nel bagno e bussando al buio, sono tornata nel corridoio. A quel punto, i giovani sono fuggiti facendo cadere un bicchiere di birra. Abbiamo chiamato i carabinieri che sono venuti per pochi minuti dicendoci, incredibilmente, che avevamo lasciato la porta della chiesa aperta”.

“È stata una notte da incubo”

Una “notte da incubo” la definisce suor Giovanna, che aggiunge: “Siamo ancora terrorizzate“. La denuncia del raid notturno, in contemporanea con la notte bianca, è venuta dalla badessa, suor Margherita. La monaca ha anche detto che “vedere, senza poter intervenire per il timore di reazioni, giovani che per due volte forzano la porta ed entrano nella chiesa e salgono anche nei piani del convento, oltre all’angoscia e alla paura ha generato in noi la violazione della nostra intimità di religiose di clausura”.

Alberto Celletti

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