Siracusa, 3 giu – Futili motivi hanno scatenato la violenza di un extracomunitario, senegalese da quanto si apprende dalle prime notizie, che ha seminato il panico nella principale piazza della città di Pachino (Siracusa) ieri mattina. Ad avere la peggio sono stati due Carabinieri chiamati dai presenti. Nel giorno della Festa della Repubblica anche la cittadina, nell’estremo lembo della Sicilia, s’era svegliata in maniera tranquilla ma ad animarla ci ha pensato un giovanotto, ben messo fisicamente, di quelli che vediamo arrivare in migliaia su barconi e Ong.

Pachino, senegalese prende a morsi un carabiniere

L’extracomunitario dopo aver consumato la colazione al bar si rifiutato di pagare e all’insistenza del proprietario (e ci mancherebbe pure) lo ha aggredito. Gli altri avventori sono riusciti a fatica a farlo uscire dall’esercizio commerciale, dove l’immigrato ha continuato a inveire e a cercare la rissa con i presenti. Allarmati da quello che non sarebbe più un fatto sporadico, sono stati chiamati i Carabinieri che a fatica sono riusciti, dopo pugni e morsi messi a segno dal senegalese, ad ammanettarlo e trasferirlo al Comando della Compagnia di Noto.

Ripreso da alcuni passanti e riportata la notizia da Pachino Cam News su Facebook, in tanti, tantissimi, hanno voluto commentare il fatto non senza additare le responsabilità a chi permette l’immigrazione indiscriminata, in particolare sulle coste siciliane, salvo poi non fare nulla di concreto per protestare ed opporsi contro un sistema, quello dell’accoglienza, che fa acqua da tutte le parti, che ingrassa i portafogli dei soliti noti, e che soprattutto lasciando che nelle nostre città proliferi il degrado e l’insicurezza.

A Trapani, arrestato scafista egiziano

Ma dal fantastico mondo petaloso dell’accoglienza, costi quel che costi, ci arriva un’altra notizia e cioè l’arresto di un ventenne di nazionalità egiziana ritenuto responsabile di essere alla guida dell’imbarcazione che ha trasportato, dalla Libia a poche miglia da Lampedusa, 53 clandestini, poi condotti sulla nave militare Diciotti sbarcata lo scorso 19 di maggio a Trapani. Proprio gli agenti della Squadra Mobile di Trapani dopo le indagini avevano sottoposto a fermo il giovane, trovato in possesso anche di un telefono satellitare, e trasferito in carcere; la misura è stata convalidata dal Gip di Trapani su richiesta della locale Procura della Repubblica per il reato di favoreggiamento aggravato dell’immigrazione clandestina. Il reato per il quale anche le Ong dovrebbero finire a giudizio, ma dalla legislazione italiana a quella europea ci sono sempre i “però” legati alla scriminante del soccorso e dell’assistenza umanitaria. Il bastone, con chi dicono loro, la carota, con chi dicono gli altri e nel mezzo l’Italia costretta a vedere le proprie città sempre più piene di nullafacenti ciondolanti, poco e male controllati, e soprattutto mantenuti dallo Stato.

Emanuela Volcan

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