Roma, 16 dic – Cristina D’Avena è libera di nutrire simpatie per FdI? La domanda sorge spontanea, e non è certamente la prima volta che siamo costretti a porcela, non solo per la cantante più amata dai bambini degli anni Ottanta e Novanta, ma per chiunque si muova in direzioni “non gradite” al pensiero unico di sinistra. Specialmente se arcobalenato.

Cristina D’Avena può simpatizzare per FdI?

Probabilmente no. Questo ammesso e non concesso che la D’Avena stessa sia effettivamente una simpatizzante di FdI, cosa probabilmente non corrispondente alla realtà, ma la questione ci interessa molto poco. Ciò su cui ci focalizziamo è la tanto sbandierata libertà personale, di chiunque, a presenziare a qualsiasi festa desideri, politica o meno che sia. La signora D’Avena è per caso interdetta da esprimere posizioni politiche? Se sì, in base a quale legge o sentenza? Non si capisce. Nel frattempo però, la solita sinistra chic non si risparmia di farsi scoppiare fegati e coronarie. “La D’Avena fan della Meloni non ce la meritavamo”, dicono esponenti Lgbt su Twitter, in polemica con la cantante per le sue partecipazioni a precedenti feste arcobalenate e per aver incarnato per anni il ruolo di “icona queer”. Questioni che tra l’altro, ci suggeriscono proprio una sostanziale indifferenza della D’Avena stessa per delle simpatie politiche “di destra”, per così dire. Ma insomma, evidentemente da “quelle parti” quando “acquistano”, pretendono il possesso perenne. E quindi, non sia mai “tradire” presenziando addirittura alla festa per i dieci anni di fondazione del partito nemico.

La cantante replica alle critiche, e non le si può dare torto

Nel 2014, come riporta Fanpage, la D’Avena dichiarava: “Faccio molti concerti per i gay. Mi vesto da fatina perché loro mi vogliono ancora così. Crimie è un simbolo. Una bambina maschiaccio che con la bacchetta magica si trasforma in prima donna. È l’ideale della trasformazione. Molti di loro sono cresciuti con questa speranza. Quando canto Crimi o Sailor Moon i gay si commuovono”. Accipicchia, proprio una camerata. Che si è permessa di tradire quelli che, probabilmente, pensano di essere i suoi padroni.

Ora la cantante, giustamente, replica con un post su Facebook: “Non credo serva spiegare come mi sia sentita; preferisco ricordare a chi mi ha giudicato, forse con un po’ troppa fretta, chi sono. Da quarant’anni canto in tutti i posti dove sono ben voluta e accolta. Nelle piazze dei paesi, nei palazzetti delle città, nei teatri, in televisione, nelle feste LGBTQ+ e anche alle Feste dell’Unità. Nei Pride e al Vaticano. E sempre e ovunque con tutto l’impegno e la gratitudine possibili. Perché le mie canzoni non desiderano altro che portare allegria e spensieratezza a chi è cresciuto con loro e a chi le canta assieme a me. Tutti, nessuno escluso. E questo non è qualunquismo, ma libertà”.

Polemica inutile, come al solito. O meglio, utile ad un solo scopo: rimarcare quanto, da sinistra, si pretenda non solo l’appoggio, ma la piena “proprietà” esercitata su artisti, intellettuali e, in generale, vip. Guai ad uscire dal seminato, neanche per una casualità. I signori supremi non lo consentono.

Stelio Fergola

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