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Roma, 29 gen – “Prima gli italiani”: uno slogan che sta riscontrando una certa fortuna, nella politica italiana di oggi. Adottato da CasaPound, è presto finito nei manifesti e nei discorsi anche di Fratelli d’Italia e della Lega. Poco male: quando un principio è giusto, la sua massima condivisione e trasversalità è sicuramente auspicabile. A patto, però, che si mantenga una coerenza di fondo. Fa un certo effetto, per esempio, vedere il leghista Gian Marco Centinaio, tappezzare le città di manifesti con la sua faccia e la parola d’ordine “Prima gli italiani”, che del resto ricorre anche sulla sua pagina facebook.
Nella legislatura uscente, Centiniaio è stato il presidente dei senatori della Lega, ma anche anche il commissario di Noi con Salvini nel Lazio, ruolo che non sappiamo se ricopra ancora (né, a dir la verità, se Noi con Salvini esista ancora). Insomma, uno dei presunti “messaggeri” della buona novella salviniana al Meridione. Curiosa scelta, quella dei vertici leghisti, dato che Centinaio non sembra avere troppa simpatia per ciò che è sotto il Po, né per l’Italia in generale. È talmente poco amante degli italiani, Centinaio, che quando agli Europei del 2016 la nazionale azzurra incontrò la Svezia, il leghista mise come foto profilo sui social la bandiera svedese, come documentammo all’epoca. La questione può sembrare banale, ma come può mettere “prima gli italiani” chi non li tifa neanche nel calcio?
Non si trattò, peraltro, di una boutade scherzosa: a chi gli postava la bandiera italiana in bacheca, Centinaio rispondeva postando quella con il sole delle Alpi, dicendo che la sua bandiera è quella. Per poi lasciarsi andare in bislacchi voli pindarici sulla scomposizione dell’unità nazionale: “Il Regno Unito ha quattro nazionali: Inghilterra, Galles, Irlanda del Nord, Scozia. 3 su 4 partecipano all’Europeo 2016…Il mio sogno? Vedere il derby tra noi e loro… Le nazionali del Regno Unito d’Italia”. Un vero e proprio salto all’indietro, ai tempi della folle ingegneria geografica della prima Lega bossiana. Per carità, ognuno è libero di abbandonarsi alla fantapolitica, se crede. Ma che a dire “prima gli italiani” sia qualcuno che l’Italia non la voleva prima neanche nel girone degli Europei, forse è qualcosa che supera i confini della decenza.
Roberto Derta

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