Roma, 24 lug – Sarà Gian Carlo Blangiardo a sostituire Giorgio Alleva alla presidenza dell’Istat? 70 anni, ordinario di demografia all’Università Milano Bicocca, il suo nome sarebbe quello individuato dalla Lega. Per il momento ci sarebbe stato solo un contatto con il ministro della funzione pubblica Giulia Bongiorno, anche se parecchie voci lo indicano come il più papabile per il vertice dell’istituto di statistica.
Oltre all’attività accademica, Blangiardo è anche collaboratore di Ismu, Censis e della Cei. Ma a far propendere per la sua scelta non è solo il curriculum. Il professore, infatti, è tra i massimi esperti di dinamiche dell’immigrazione, specialmente per quanto riguarda gli effetti di questa sul nostro sistema economico. E le sue posizioni non solo per nulla scontate.
“Oggi il bilancio dell’ immigrazione può essere anche positivo, perché abbiamo persone giovani che versano i contribuiti e non incassano. Boeri dice una cosa vera quando sostiene che i soldi degli stranieri servono anche a pagare le pensioni erogate oggi. Ma il ragionamento non può fermarsi qui. Dobbiamo considerare il sistema di competenza. E cioè calcolare che quello che viene versato oggi a fini contributivi è una anticipazione. Gli immigrati non stanno dando un contributo al Paese: stanno versando una somma che sta lì in attesa di essere restituita”, spiegava, nel corso di un’intervista a Libero, non più tardi di due anni fa, rispondendo numeri alla mano al sempiterno refrain ripetuto allo sfinimento dal presidente dell’Inps Tito Boeri.
Nel corso del tempo la sua posizione non si è ammorbidita. Tutt’altro: “Qui non ci stanno: è un dato di fatto bisogna togliere a tanti poveri disgraziati l’idea che la soluzione dei loro problemi sia indebitarsi per infilarsi su una barca o attraversare il deserto rischiando la vita”, ha detto oggi, intervistato da La Stampa e dal Messaggero. E ancora: “Boeri vuole contribuenti e lo capisco, a oggi più che puntare a farci pagare la pensione dagli immigrati dovremmo aumentare l’occupazione femminile, che in Italia è ancora bassissima: siamo distanti dieci punti percentuali dagli altri Paesi europei”.
Posizioni, quelle di Blangiardo, in conflitto anche con le più recenti espresse dalla stessa Istat che ora è candidato a guidare. Lui in ogni caso minimizza: “Sono quarant’anni che mi occupo di statistica. Quindi, nel caso, sarebbe mia intenzione mantenere una posizione equilibrata, muovermi nel modo più realistico possibile”. Poi certo, l’Istat non ha il potere di dettare l’agenda sui temi politici. Ma già ribaltare la narrazione dominante può essere un primo, importante passo.
Filippo Burla

2 Commenti

  1. Per le cazzate che ci propinano dubito che all’Istat conoscano le tabelline……. è uno dei tanti stipendifici di stato riempito di raccomandati falliti e rampolli della casta ovviamente parassiti nullafacenti…….. inutili……. uomini o donne che siano.

  2. Un fatto è certo, tutta l’analisi di Blangiardo sul picco di mortalità del 2015, ripresa da molti, è assolutamente campata in aria.
    E’ sufficiente fare due grafici, per l’Italia e l’Europa, per scoprire che gli andamenti dei decessi sono simili.
    L’anno anomalo, semmai, è stato il 2014 con un minimo di decessi (in Italia e in Europa) la cui spiegazione è da ricercare nel minor numero dei nati in occasione della prima guerra mondiale: meno anziani, perché meno nati, significa meno morti. E’ ovvio. Per un esperto di statistica sarebbe stata una bazzecola osservare la piramide delle età del censimento del 1921 per avere chiaro il quadro ed evitare di gridare al lupo al lupo, ma evidentemente tali esperti parlano senza osservare i dati.
    Sulla sua competenza in tema di migranti non saprei, ma dubito sempre di chi non ha un approccio serio alle questioni.

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