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Roma, 6 feb – Della lettera dei 600 docenti preoccupati per l’incompetenza linguistica degli studenti italiani abbiamo già parlato. Certo fa specie vedere i professori che si lamentano dell’impreparazione degli studenti: e di chi sarebbe la colpa, di grazia, se non dei loro insegnanti? D’accordo, la maggior parte dei firmatari erano professori universitari, mentre le carenze denunciate hanno a che fare con ciò che si dovrebbe apprendere già alle elementari. Quindi dobbiamo dedurre che in Italia abbiamo tutti ottimi docenti universitari e tutti pessimi maestri elementari? È una maniera semplicistica di vedere la cosa. La verità è che quella lettera suona fortemente autoassolutoria rispetto al sistema educativo nazionale nel suo complesso.



E il discorso andrebbe allargato anche oltre le pareti degli edifici scolastici: è la nostra società come sistema di allevamento d’anime che ha fallito miseramente. Ben vengano, a tal proposito, le grida d’allarme che sollevino il problema, a patto che ai colpevoli si dia un nome e un cognome. Tempo fa Michele Serra scrisse un libro sui giovani chiamato emblematicamente Gi sdraiati. Ma chi è che a questi ragazzi ha insegnato lo spregio per la posizione eretta? Chi li ha resi bamboccioni autocentrati, preda unicamente dei propri desideri e delle proprie emozioni? Davvero le autorità politiche, culturali, morali (non so, per esempio un… Michele Serra) non hanno alcuna responsabilità in tutto questo? Tirare in ballo il solito ’68 potrebbe sembrare scontato, ma certo prima o poi andrà ricostruita la genealogia di questo sfascio educativo. E allora troveremo in cima alla lista dei colpevoli proprio quelli che oggi si stanno lamentando del cattivo andazzo. Queste continue lagne sulla rovina dell’educazione hanno del resto un po’ stancato.

Ultimamente sono usciti tre o quattro libri sull’importanza del latino e del greco, per esempio. Gli argomenti? “Sono lingue di straordinaria attualità, aiutano a ragionare etc”. Insomma, tutto il campionario delle banalità “umanistiche”. La verità è che, una volta destrutturato il legame con quelle lingue e quelle culture a livello identitario, cioè l’unico che conta, volerlo poi recuperare su un piano “intellettuale” è fatica sprecata. Ma chi è che vuole rompersi la testa sull’aoristo solo perché “aiuta a ragionare”? Non solo: l’improvvisa preoccupazione per la cultura diffusa, proprio in questo periodo, appare fortemente sospetta. Non vorremmo che si trattasse della prosecuzione della battaglia tutta politica contro le cosiddette “fake news”: dopo aver reso l’uomo occidentale un’ameba, dopo averlo privato di cultura, di identità, di educazione anche nel senso più banale del termine, ci si è accorti che l’uomo così imbarbarito finiva per votare davvero i barbari. E allora si corre ai ripari. L’intellighenzia non vuole salvare la cultura, vuole salvare se stessa. Ma che quest’ultima affondi, rovinosamente e dolorosamente, è forse l’unico lato positivo di questa ignoranza di massa scientemente voluta, programmata, organizzata.

Adriano Scianca

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4 Commenti

  1. Cosa interessa a sti ragazzi di tradurre il “De bello gallico” se non gli si insegna chi era Caio Giulio Cesare perché troppo guerra fondaio. Se pensano che i “latini” sono le bande di messicani che spacciano a Los Angeles senza sapere che essi stessi (anche se di fede romanista) sono latini. Che affondino pure sti nipoti del ’68, ma a pagarne le spese saremmo sempre noi che la nostra identità la difendiamo e diffondiamo ogni giorno.

  2. Scusate ma assistiamo agli sfaceli linguistici perpetrati dagli organi che dovrebbero tutelare la lingua (qualcuno ha detto “Accademia della Crusca”?), ci sorbiamo le ricadute grammaticali delle sciocchezze ideologiche di genere di certe frustratissime “alte cariche dello Stato”, sopportiamo senza battere ciglio il depauperamento delle forme verbali proposto/imposto per non affaticare l’encefalo dei “nuovi Italiani”… e poi dobbiamo pure credere a chi finge di stupirsi e magari scandalizzarsi perché accade quel che è stato pianificato?

    Non credo che tu sei una scrittora tanto petalosa, su. (spero che sia evidente il sarcasmo di questa frase volutamente idiota)

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