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presidenza Lega Calcio VeltroniRoma, 6 feb – Aveva detto che sarebbe andato in Africa, ma dato che ha avuto il buon gusto di lasciare almeno la politica, nessuno gli ha fatto pesare troppo la promessa non mantenuta. Ora, però, Walter Veltroni comincia ad allargarsi. Sembra proprio, infatti, che rischiamo di ritrovarci l’ex sindaco di Roma come presidente della Lega di Serie A. Sì, stiamo parlando di calcio. È lì che l’inossidabile Veltroni si starebbe per rifare una vita professionale. Tredici società medio-piccole sono già con lui. Manca ancora il sì di Juventus, Roma, Napoli, Inter, Milan, Lazio e Fiorentina. Basterebbe un solo voto a favore (Inter e Roma sembrano favorevoli) e ci sarebbe già il quorum necessario per l’elezione.



Quanto a lui, Veltroni ha già dato la sua disponibilità, chiedendo però massima condivisione dei presidenti e uno statuto che garantisca il cambiamento. Peccato che il cambiamento Veltroni lo rappresenti solo rispetto al mondo del calcio. Sullo scenario istituzionale in senso lato, il personaggio non è certo di primo pelo: parliamo di uno che è stato eletto per la prima volta deputato nel 1987, per il Pci. È stato ministro, segretario di partito, sindaco. Ha fatto il direttore di giornale, lo scrittore, il regista. Quella da dirigente sportivo sarebbe la sua ennesima vita, l’ultimo riciclaggio, così tipico di un Paese in cui c’è gente che di mestiere fa l’amministratore delegato, che sia di una fabbrica di uova di Pasqua, di una municipalizzata dell’energia o di una ditta di computer, poco cambia. Quel che conta è il potere. Lo stesso vale per Veltroni, che oltre a fare interviste strappalacrime sul Corriere dello Sport non risulta abbia competenza alcuna sulle dinamiche che muovono il potere calcistico. Magari sarà anche bravo, non che ci voglia molto per fare meglio dei dinosauri che c’erano prima. Ma non spacciatelo per rinnovamento. Altrimenti dovremo ricordargli quella cosetta a proposito dell’Africa.

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Giuliano Lebelli

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