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carlesi_craxiRom 10 nov – Se c’è un politico italiano di cui si continua a dibattere animosamente, definito a seconda dei gusti come “criminale” o “vittima”, quello è proprio Bettino Craxi, protagonista assoluto dei ruggenti anni Ottanta e dell’epilogo traumatico della cosiddetta Prima Repubblica. Insomma, si fa una grande fatica a elaborare un giudizio sereno e spassionato sull’energico leader del Partito socialista e poi capro espiatorio delle discusse inchieste di Tangentopoli. Per questo motivo non si può che salutare con grande favore l’ultima opera di Francesco Carlesi, giovane e valente ricercatore già distintosi per i suoi fondamentali studi sul corporativismo fascista in Rivoluzione sociale (Aga, 2015).

Il nuovo lavoro di Carlesi – impreziosito da un’appassionata ma lucida prefazione di Stefania Craxi – si presenta come uno studio sintetico ma pregnante della parabola politica di Craxi che getta finalmente luce su un protagonista indiscusso di eventi decisivi per il destino del nostro Paese. Il volume si intitola Craxi: l’ultimo statista italiano ed è pubblicato per i tipi del Circolo Proudhon (pp. 133, € 13). Il titolo è sì programmatico, ma tutt’altro che inadeguato a descrivere la figura di Bettino Craxi. In ogni caso i contenuti, referenziati e ponderati, non ne fanno in nessun modo un libro apologetico. Anzi, gli errori tattici o strategici di Craxi vengono evidenziati con dovizia di particolari. Ma, proprio perché la coltre di menzogne e calunnie che hanno accompagnato il tramonto politico di Craxi ha impedito, in ultima istanza, di esprimere un giudizio obiettivo sui reali meriti del leader socialista in quanto politico di razza e statista ferocemente attaccato alla sovranità nazionale, quest’operazione editoriale si profila sin da subito come chiarificatrice. Senza marchette e senza sconti, ma anche senza quel pudore politicamente corretto che teme la “stroncata” di Scalfari o di Travaglio.

Quello che il lettore avrà il piacere di leggere, infatti, non è l’ennesima inchiesta giornalistica di qualche reduce craxiano o del solito giustizialista a scoppio ritardato. Si tratta invece di un lavoro scientifico che, benché sintetico, tocca tutti gli ambiti della carriera politica di Craxi. Il volume di Carlesi, in effetti, è diviso in 3 capitoli principali: le radici culturali, la politica estera e quella interna. Chiude poi un’appendice con scritti e discorsi del politico milanese. La figura di Craxi, insomma, è esaminata e descritta a 360°. Si va dalla sua rottura ideologica con il Pci – che voleva anche dire autonomia dottrinaria – e dal suo decisionismo tanto come capo di partito quanto come presidente del consiglio, fino al suo amor di patria che si traduceva nella difesa della sovranità nazionale (vedi Sigonella) e nel primato della politica sull’economia.

E furono di fatti proprio gli ambienti economico-finanziari, i quali mal digerivano la politica “statalista” di Craxi, che tramarono per la caduta del leader socialista, venendo peraltro aiutati da una magistratura ideologicamente connotata e operativamente “imbeccata”. Senza però prestarsi minimamente a dietrologie e complottismi vari, l’Autore analizza tutte le fonti in nostro possesso per illustrare le oscure trame che raggiunsero il proprio culmine con il famigerato summit del panfilo Britannia. Senza minimizzare e senza esagerare, viene così fatta luce su uno degli argomenti più scottanti degli ultimi trent’anni di storia italiana. In conclusione, possiamo dire che quest’opera, se non mette certo la parola “fine” agli studi craxiani, è senz’altro un volume che, per rigore scientifico e capacità di sintesi, si offre come un’irrinunciabile introduzione alla figura di colui che – a cospetto dei nani e dei boy scout che gli sono succeduti – si può ben definire l’ultimo grande statista italiano.

Valerio Benedetti

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7 Commenti

  1. Signor Valerio Benedetti,il testo da lei redatto è condivisibile in molti punti,ma per fare Craxi uno statista di spessore ci manca il suo silenzio sulla primavera del 1981 divorzio tra banca d’italia e tesoro,a mio dire è li che cominciò a crescere leggermente ma costantemente il debito da interessi.Lei cosa pensa a riguardo?

  2. Penso che Di Pietro sarà in Tunisia a godersi la vita non in esilio ….del resto legge non è uguale a giustizia , no ? Salutatemi Grillo e le sue profezie

  3. Le radici socialiste non si possono e si devono dimenticare; Craxi ultimo statista italiano, nel bene e nel male. E comunque un grande anticomunista

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