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Roma, 17 ott – Dopo quattro mesi di governo gialloverde si possono trarre alcune considerazioni su quello che sta accadendo in Italia e quali scenari ci aspettano nei mesi a venire.
È abbastanza scontato, a meno di compromessi dell’ultimo momento, che la manovra italiana da 37 miliardi di Euro, di cui ricordiamolo 22 sono in deficit, non sarà approvata dalla Commissione Europea per almeno due motivi, uno formale ed uno di carattere sostanziale.
Quello di natura formale è dato dal fatto che a Bruxelles sono ancora in carica i rappresentanti dei partiti popolari e socialdemocratici che hanno fatto il bello e il cattivo tempo dalla fondazione della Comunità Europea sino ad oggi. In quanto tali sono la “vecchia guardia” in Europa e contano ancora molto nell’establishment mediatico ed economico nei diversi Stati membri, compreso in Italia, dove non è difficile notare un inusitato accanimento mediatico contro il nuovo Governo. Va anche notato che l’indebolimento di Macron in Francia e della Merkel in Germania sono segnali che l’Unione Europea dell’ancien regime fa acqua da tutte le parti, ma ciò non gioca necessariamente a favore dei populisti.
Il fattore di natura sostanziale è rappresentato dal fatto che lo sforamento di 22 miliardi di euro da parte dell’Italia rappresenta un ottimo argomento per bocciare la manovra davanti alle opinioni pubbliche di vari paesi europei che non vedono di buon occhio la politica italiana nel suo insieme e dove i populisti sono anche pervasi dalla logica dell’ognun per sé, con linee politiche assai divergenti tra loro. In questo quadro il governo gialloverde può in caso di bocciatura, andare avanti ignorando i richiami di Bruxelles e tirare avanti sino alle elezioni europee di maggio 2019, sperando in un successo del populismo europeo che unisca i diversi partiti su una piattaforma di una nuova Europa delle Nazioni, sperando di non soccombere prima sotto i colpi della speculazione finanziaria internazionale.
Sono, infatti, molte le incognite che peseranno sul futuro governo: ci sarà l’aiuto promesso da Tump a Conte nel sostenere i BTP italiani? Quanto peserà l’annunciato downgrading dei titoli italiani annunciati dalle agenzie di rating per la fine del mese di ottobre? Cosa succederà quando cesserà l’aiuto del QE della BCE che già sta rallentando il suo flusso? Non bisognerà attendere molto per avere le risposte a questi interrogativi: quello che sappiamo è che le “grandi manovre” per far cadere il primo governo populista in Europa sono incominciate già da un pezzo e il vecchio apparato si sta muovendo sia sul piano mediatico, che istituzionale per tentare di interrompere l’esperimento.
Tanto per rimanere in casa nostra, l’incontro Mattarella-Draghi di inizio ottobre a Roma ha sicuramente gettato le basi per una controffensiva che, in caso di forte deterioramento del quadro economico del paese, potrebbe portare ad un nuovo governo “tecnico” per l’inizio del 2019 con Draghi come premier, previo sganciamento di una parte dei Cinque Stelle sotto l’ala “protettiva” del Presidente della Camera Fico e di Mattarella. Certo, si tratterebbe di una mossa ardita e molto antipopolare, ma in questo tipo di azioni di “contropiede” i golpisti democratici sono sempre stati bravi sin dall’8 Settembre, per poi proseguire con l’affaire Moro nel 1978 ,con Mani Pulite nel 1992 fino al Governo Monti del 2011. Naturalmente, tutto questo dovrebbe avvenire con l’aiuto di forze straniere alleate dei centri di potere italiani, i quali possono sempre contare sull’ala “obamiana” ancora forte negli USA ed in Europa.
La manovra in sè quindi, è solo un pretesto per tutte e due le parti per sostenere un braccio di ferro dagli esiti assai incerti, ma egualmente pericolosi per l’Italia e per l’Europa intera.
Carlo Bogside

1 commento

  1. Ottima analisi anche se non condivido l’importanza data ai “centri di potere” italiani dato che oramai chi manovra nel paese non sono altri che burattini di stranieri che tramite le privatizzazioni, si sono comperati oltre a moltissime aziende private anche le partecipazioni statali,le banche pubbliche e banca d’italia(privata al 95%) comprese

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