Roma, 27 ott – Mara Cagol, terrorista delle Brigate Rosse, e la sua turbolenta morte, sono argomento di dibattito e di indagine da quarantasette anni.

Mara Cagol, la morte e le nuove testimonianze

Secondo quanto riporta il Tgcom24 il conflitto a fuoco in cui morì Mara Cagol è tornato argomento di discussione grazie all’interrogatorio di due ex membri delle Br, avvenuto a Milano. In quella sparatoria morì, come si sa, anche l’appuntato dei carabinieri Giovanni D’Alfonso. La Cagol, moglie di Renato Curcio, rimase uccisa in quel conflitto avvenuto nell’Alessandrino, nel corso dell’operazione di liberazione dell’imprenditore Vittorio Vallarino Gancia, il quale era stato sequestrato il giorno prima.

Il sequestro di “autofinanziamento”

Il rapimento rispondeva a un obiettivo di autofinanziamento delle Br. È stato il figlio di D’Alfonso, Bruno, a far riaprire le indagini, presentando un esposto tramite il suo avvocato: “E’ una questione di giustizia e di verità storica. Anche per onorare la figura di mio padre, un eroe che diede la vita per le istituzioni”, ha detto, dopo la presentazione. Ora le indagini saranno affidate ai carabinieri del ROS, con il coordinamento dai magistrati del pool sul terrorismo della procura di Torino e della Direzione nazionale antimafia. Investigazioni che potrebbero fare luce su chi partecipò a quel sequesto, e sul brigatista che fuggì durante in conflitto.

Alberto Celletti

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1 commento

  1. Solo i figli della benemerita possono riaprire i processi di quegli anni? Buona parte sarebbero tutti da rifare, se non altro perché il “taglio” era (?) politico anche se si afferma/va che in democrazia non esistono i detenuti politici! (A proposito, come la mettono con la Ucraina “democratica” e il suo trascorso senso della giustizia, non è dato a saperlo…).

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