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Roma, 17 apr – Il presidente della Repubblica molto probabilmente per uscire dall’impasse politica darà un mandato esplorativo o un preincarico alla presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati. In seconda battuta, se la berlusconiana di ferro fallisse nell’esplorazione (c’è lo scoglio 5 Stelle), Mattarella potrebbe incaricare il presidente della Camera, il 5 Stelle Roberto Fico (che andrebbe bene al Pd, in caso di accordo di governo con i pentastellati).
In gioco ci sono diversi fattori. Allo stato attuale, il muro contro muro Di Maio-Salvini – le cui ragioni sono da ascrivere soprattutto al leader pentastellato – sembrerebbe avere uno sbocco a senso unico: un avvicinamento 5 Stelle-Pd. Sì perché se è vero che Di Maio ha posto una condizione attualmente improponibile – “O si fa come dico io e faccio io il premier o niente” – il capo dello Stato non vuole nuove elezioni e farà di tutto per dare un governo al Paese.
Da un lato, quindi, il capo politico del M5S si sta giocando il tutto per tutto. Dall’altro, Mattarella non può prescindere dai numeri dei pentastellati in Parlamento. Certo è che con un governo del presidente, delle larghe intese o come lo si vuol chiamare, Di Maio non sarebbe premier.
Ma c’è un altro elemento da tenere presente: una volta falliti tutti i tentativi, se il capo dello Stato dovesse chiamare Renzi alla responsabilità di dare un governo al Paese, l’ex premier non potrebbe sottrarsi: il Pd entrerebbe nell’esecutivo (i non renziani non vedono l’ora) e l’ex sindaco di Firenze salverebbe la faccia.
Pertanto, se la Casellati non riuscisse a mettere d’accordo centrodestra e Pd, l’opzione Fico potrebbe risultare vincente in caso di accordo 5 Stelle-dem.
La partita, insomma, è questa: Di Maio si è contrapposto in tutto e per tutto a Salvini e al centrodestra, anche sul fronte della crisi in Siria. Oggi Gentiloni riferirà in Parlamento. Ebbene, il leader pentastellato si è detto apertamente filo-Nato e filo-Usa; Salvini è filo-Siria e filo-Russia. Di Maio è disposto a perdere consensi – la base militante lo attacca per il suo voltafaccia in politica estera – pur di andare al governo. Se fallisce, va a casa. Dove lo aspettano Di Battista, Fico e numerosi altri avversari.
Salvini è fermamente deciso a difendere la Siria dalle aggressioni occidentali e non può mollare Berlusconi. Anche perché tra pochi giorni ci saranno le elezioni regionali in Friuli e in Molise.
Pertanto, sulla crisi siriana, i due principali possibili alleati sono su posizioni inconciliabili. E questo Mattarella lo sa. Ecco perché né Salvini né Di Maio saranno premier.
Questa, allo stato attuale, è una delle poche certezze.
Ora dobbiamo solo aspettare di capire come si muoverà il Pd (renziani compresi) nei confronti di un mandato esplorativo alla Casellati. Se i dem decidessero di restare fuori dai giochi non è escluso che invece stiano semplicemente aspettando l’incarico a Fico.
Adolfo Spezzaferro



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