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Milano, 1 apr – Milano, una città discreta ed elegante che racchiude silenziosamente al suo interno diversi tesori nascosti, primo tra tutti il Padiglione Reale della ben più nota e battuta Stazione Centrale.
Voluto dalla famiglia Savoia a mo’ di  sfarzosa sala d’attesa, il Padiglione Reale è in realtà un vero e proprio palazzo annesso alla stazione ferroviaria. Seguendo in parte gli esempi delle sale reali delle stazioni di Torino e Monza, l’architetto Ulisse Stacchini, già noto per lo Stadio Giuseppe Meazza, disegna l’ambizioso progetto per la struttura inaugurata infine nel 1931. Progettato su due piani, il complesso prevede un ingresso dove subito, al suo interno, poter accogliere le personalità illustri al loro arrivo, nella così detta “sala delle armi”, alla presenza di imponenti bassorilievi recanti i simboli dei reparti dell’esercito italiano, sormontati da aquile e divisi da un basamento per il busto del Re, sostituito poi con quello di Benito Mussolini.
Un marziale soffitto a cassettoni accompagna, tra lampade art déco e fontane in marmo rosso ad un disimpegno, per poi giungere ad uno scalone presidiato da un leone di mesopotamica memoria: non a caso Indro Montanelli definì lo stile dell’intera Stazione come “Assiro Milanese” per la straordinaria compresenza di elementi classici, liberty, art déco ed esotici. Superati i meravigliosi marmi delle pareti, la salita premia con l’ingresso nel secondo piano: colonne neoclassiche, poltrone dagli alti schienali, marmi colorati e pregiati, mobili in ebano, maioliche ed affreschi rapiscono lo sguardo tanto che il visitatore si scorda d’essere in una stazione e viene catapultato in una reggia aristocratica. Il soffitto incanta con vetrate art déco, mosaici, lampadari in cristallo di fine ‘800 e una cornice di bassorilievi dove si narrano in veste classica le storie della casa Savoia e l’incontro tra il Re e il Duce Benito Mussolini. La maestosità in stile Impero degli anni ’30 prevede anche una lupa di Roma incastonata in una parete laterale, sorretta da un basamento in marmo verde e circondata da capitelli compositi, labirinti greci e stucchi. Sotto questa lo sguardo dei curiosi non può ignorare il parquet intarsiato con un motivo a svastiche, probabilmente inserite in previsione dell’arrivo di Adolf Hitler, il quale tuttavia non attraversò mai questo Salone. La struttura prevede inoltre un balcone con una vista privilegiata, tra le imponenti colonne, sull’allora sede delle Regie Poste, altra opera mirabile progettata dallo stesso Stacchini e costruita tra il 1926 e il 1931. Oltre a tutto ciò, il Padiglione Reale comprende infine un’ultima particolarità: dietro lo specchio del bagno è presente un passaggio segreto, una via di fuga degna d’un castello medievale progettata in caso di pericolo, seppure effettivamente mai utilizzata.
Nonostante l’oggettiva importanza storico-artistica e l’interesse del pubblico (lo testimoniano le code per accedervi durante le visite promosse dal FAI) il padiglione è fruibile da soli undici anni, in seguito al restauro di Grandi Stazioni, preceduto da decenni di incuria e negligenza delle istituzioni. Tuttavia, ancora oggi godere d’una visita al Padiglione Reale non è affatto scontato. Le aperture presuppongono una macchinosa prenotazione o avvengono eccezionalmente durante le giornate organizzate dai volontari del FAI e del Touring Club. Questo comporta che, oltre a non avere una costante e sicura possibilità di accesso a tutti i locali del sito, la cittadinanza non è affatto consapevole d’un bene così affascinante, tanto che la maggior parte dei viaggiatori, e purtroppo dei milanesi, ignora addirittura l’esistenza di tale luogo, anche se separato dai binari da una sola porta a vetri.
È indubbio che il Ministero, il Comune e le Ferrovie dello Stato debbano ancora fare molto per riportare gli italiani alla scoperta di questo tesoro, troppo misterioso, appannaggio di pochi e votato ai soli eventi; ovviamente, sempre ammesso che esista una concreta volontà progettuale d’andare incontro a tale esigenza.


Alberto Tosi
Foto di Andrea De Palma – https://fascismoinmostra.it/

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2 Commenti

  1. …mah.. sicuramente per ” Oliva Toscani” sarebbe da demolire, dato che rappresenta qualcosa di italianità… solo per questo..

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