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Roma, 1 apr – Provate a immaginare un programma sulle atomiche di Hiroshima e Nagasaki. Vi sarà facile pensare di cosa tratterebbe: le vittime orrendamente ustionate, la distruzione totale, qualche dibattito sull’inutilità o meno dell’azione visto che il Giappone aveva già intenzione di arrendersi, ma soprattutto penserete all’orrore di quello scempio di persone e cose. Ora provate a immaginare, sempre nell’ambito di quel programma, un sedicente storico e un politico sostenitori di una tesi in base a cui le atomiche americane altro non sarebbero che la reazione, sia pure solo in parte giustificata, a una precedente atomica, magari di potenza minore, lanciata dai giapponesi sulla popolazione civile di una base americana nel pacifico. Ci si aspetterebbero prove, ovvero foto, fotocopie degli ordini, progetti nucleari giapponesi, ma niente di tutto questo viene mostrato, semplicemente si assume che questo si sia verificato.
Ho esagerato, ma ora propongo un esempio più concreto. Nella primavera del 1940, nella foresta di Katyn, in Polonia, 22.000 prigionieri di guerra polacchi furono trucidati dai sovietici e sepolti in fosse comuni. Non so se in Polonia esiste una giornata del ricordo relativa all’episodio, ma sicuramente in televisione e sugli altri media l’eccidio verrà ciclicamente ricordato. Quel che è certo è che nessuno in Polonia si sognerà di affermare che quell’eccidio fu una ritorsione ad analoghi episodi effettuati dai soldati polacchi nei confronti dei russi. E se anche qualcuno affermasse, ovviamente senza la minima prova, qualcosa del genere nessuno lo ospiterebbe sulle reti nazionali per affermare le sue assurdità indimostrabili. Oppure, immaginate qualcosa di simile nel confronti del genocidio armeno effettuato dai turchi tra il 1915 e il 1916 (1.500.000-2.000.000 di vittime). Qui c’è una precisa commemorazione che cade il 24 Aprile. Ovviamente, i media ne parleranno, ma dubito diano spazio a qualche insensato pronto a sostenere (sempre senza la minima prova) che quella dei turchi fu una reazione a precedenti massacri armeni contro i la loro etnia. Certo, magari vi fu anche, in entrambi i casi, qualche episodio di violenza effettuato da soldati polacchi nei confronti dei russi o degli armeni nei confronti dei turchi, come spesso accade in territori condivisi da etnie diverse o durante un conflitto, ma si tratterebbe di episodi isolati e “normali” che nulla avrebbero a che vedere o che tantomeno giustificassero un genocidio sistematico.
E veniamo a noi. Al 10 febbraio, giornata del ricordo in riferimento agli italiani (da 5.000 a 10.000) trucidati nelle foibe. Se ne parla in televisione, a Porta a Porta, ma anche sugli altri canali e nelle tv minori. C’è una costante: il contraddittorio, ovvero sedicenti storici, politici o addirittura esponenti dei centri sociali autonominatisi esperti di storia che intervengono indicando i massacri delle foibe come una reazione ad analoghi episodi attuati dai soldati italiani o, più genericamente, dai fascisti nei confronti della popolazione slava. Inutile dilungarsi su fatti acclarati: gli unici “civili” giustiziati dall’esercito italiano erano partigiani che avevano effettuato atti di sabotaggio contro le forze italiane, prassi applicata da tutti gli eserciti del mondo. Quanto poi al fatto che le foibe furono la conseguenza della forzata italianizzazione della Dalmazia, leggi imposizione della lingua italiana alla popolazione, può solo dimostrare l’inconsistenza delle tesi di questi “revisionisti”. Un conto è imporre l’uso della lingua italiana, un conto è trucidare la popolazione civile. E poi…non ci viene forse imposto l’inglese come lingua internazionale?
Giornata del Ricordo 10 febbraioIl punto non è tanto la smentita delle tesi anti italiane, quanto il fatto che questo contraddittorio è “evidentemente” imposto dall’alto e a tutti i livelli. Proviamo a interrogarci su questo. Perché si vuole (in Italia!) sminuire una tragedia (italiana)? Personalmente, individuo due elementi: il primo è legato alla giornata della memoria dedicata all’olocausto che si celebra circa un mese prima. Una giornata del ricordo mette un po’ in ombra la precedente ricorrenza quasi a dire “c’è la tragedia degli ebrei, ma c’è anche quella degli italiani” per cui gli ebrei non hanno l’esclusiva di vittime di massacri etnici. Il secondo riguarda invece un’altra esclusiva, ovvero quella dei crimini contro l’umanità, nell’ambito della storia contemporanea, che deve essere appannaggio dei fascisti e quand’anche i fascisti non ne fossero gli esecutori materiali, ne sarebbero comunque i responsabili perché è il loro comportamento ad averli causati.
Un’ultima osservazione per quel che riguarda la responsabilità di partigiani comunisti italiani nei massacri delle foibe. Se ne accenna, ma non ci si sofferma sull’abominio. Eppure, in questo caso, non c’è italianizzazione forzata, e tantomeno precedenti massacri di…italiani. Nessuna giustificazione. La risposta è inquietante: la matrice ideologica di quella mostruosità è ancora attiva. I nipoti di quei partigiani assassini sono quelli che assegnano le case popolari agli extracomunitari appena arrivati anziché agli italiani in attesa da anni, che alloggiano gli extracomunitari in hotel a 3 o 4 stelle e lasciano molti italiani in mezzo a una strada a frugare nei bidoni dell’immondizia, che rimuovono i crocefissi dalle scuole e proibiscono i presepi. In sintesi, l’ideologia dell’accoglienza a ogni costo ha sostituito quella del comunismo a ogni costo anche a scapito delle vite o della miseria dei propri connazionali. La stessa ideologia, per spiegarci, che mette gli ex assassini brigatisti (rossi e ovviamente a favore dell’immigrazione indiscriminata) in cattedra a sparare idiozie, nell’assoluta mancanza di rispetto delle vittime (italiane). E l’establishment internazionale approva.
 Pierpaolo Pelò
 



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5 Commenti

  1. Girano,eccome se non girano le uova nel sentire italioti o pseudo intellettuali radical chic che considerano le Foibe come una conseguenza fisiologica del male fatto dai fascisti in quelle terre.
    Una normale reazione di popolo.

  2. Viviamo, purtroppo, e non si sa’ per quanto ancora, in un sistema di vita voluto dai vincitori dell’ ultima guerra. I partigiani non hanno certo vinto. Però hanno fatto, e fanno del loro meglio per scavalcare in bassezze, viltà, crudeltà & menzogne i vincitori veri, quasi a voler esorcizzare un ruolo che, gratta gratta, si riduce a quello di servi e reggicoda. Il ruolo è talmente squallido che bisogna pur trovare qualcuno al di sotto in questa squallidissima scala gerarchica. Ci sono i vinti, i ridotti a paria in casa propria. Oltre ai vinti, oramai, alla meno peggio, ultra ottuagenari, ci sono coloro che non ci stanno, quelli che non cantano nel coro. Quelli a cui le balle non vanno giù. I novelli partigiani hanno dunque un nuovo bersaglio da colpire senza rischi e con il vento in poppa di coloro che spacciano se stessi come:”Istituzioni”: coloro che amano il loro Popolo, la loro gente e la propria storia. Agli Americani piacciono tanto i comunisti italiani orfani dell’ URSS, e li proteggono e tutelano al meglio garantendone sopravvivenza &velleita’ contro la palese volonta’ popolare Italiana. Questo perché solo loro, con la messa in pratica delle loro idee sballare, possono garantire all’ impero USA un’ Italia piccolo paese, prono, indebitato, bisognoso e dipendente da loro. Oltre questo danno, quindi, la beffa e l’irrisione ai danni di chi fu trucidato perché Italiano. Perche voleva essere Italiano. Inconcepibile per ” gente” che sovrappone negranza quantomeno molesta alla propria Patria, al proprio popolo. “Per i Tedeschi voi siete i banditi… Per i fascisti voi siete i ribelli… Per il Mondo voi siete sol “quelli” che han venduto la Patria e l’ onor!”

  3. quella della “imposizione” della lingua italiana (sarebbe quella di un Dante e di un Manzoni poi,la stessa che affonda le radici nell’idioma parlato dai Romani al foro,mentre altri popoli continuavano – e continuano – a “pittarsi” la faccia di blu o di rosso) è un pò un falso storico in quanto…
    la slavizzazione forzata dei cognomi italiani (il più famoso attualmente è quello di Joe Bastianich,nipote di esuli istriani) era stata imposta dall’Austria agli Italiani di Istria e Dalmazia a partire da circa 200 anni orsono; aggiugere nei documenti la desinenza -ICH era la classica maniera di trasformare un Cognome italiano (esempio Bastiani) in “slavo” (Bastianich appunto);
    questo significa che la “italianizzazione” dei cognomi operata (e NON in maniera sistematica) sotto al Fascismo era nella maggior parte dei casi un RIPORTARE UN COGNOME NELLA FORMA ORIGINARIA ITALIANA prima della slavizzazione citata.
    poi,a quelli che si “bagnano” a vedere miserabili bandiere rosse e falci e martello…sarà bene ricordare che Tito,dopo aver operato una vera e propria PULIZIA ETNICA massacrando e facendo scappare gli Italiani da Istria e Dalmazia (italianissime come testimoniato dall’eponimo delle stesse città…da Rovigno a Ragusa passando per Pola) con una serie di leggi fece esattamente lo stesso anche a livello scolastico da quanto fatto dal fascismo,solo che -con tutto rispetto- la lingua del “Cevapcicio” non era esattamente nè quella di D’Annunzio nè quella di un Dante che qui richiamerò rileggendo la Divina Commedia:
    “Sì com’a Pola presso del Carnaro, ch’Italia chiude e i suoi termini bagna” (Inferno, Canto IX, 113-114)

  4. Rovigno,Ragusa, Pola nomi che ricordano splendide cittadine italiane , di tipica architettura veneziana , trasformate dai comunisti assassini titini in fogne slave……..fogne ideologiche ovviamente poiché ogni anno migliaia di turisti le visitano ammirando le bellezze artistiche……italiane naturalmente. Lo sterco asociale comunista e brigatista difende le indegne bestie partigiane e le fogne africane che spacciano e stuprano poiché vogliono distruggere tutto ciò che rappresenta la patria e l’onore……. Possano attraversare la superstrada……. sulle strisce ovviamente.

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