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Milano, 3 mag – Si chiama Adnane Jabnati, ma se si fa chiamare Alex. E quel nome, Alex, l’ha inciso con un coltello da cucina sulla schiena dell’ex fidanzata, al culmine di un turbine di violenze. Il protagonista di questa vicenda è un marocchino di 33 anni, regolarmente residente in Italia, con diversi precedenti penali.

Siamo a Cesate, alle porte settentrionali di Milano, dove venerdì mattina il nordafricano è stato arrestato, colto in flagranza di reato mentre stava aggredendo, per l’ennesima volta, quella che considerava la “sua” donna, una connazionale di due anni più giovane. Quest’ultima ha così raccontato le continue violenze e persecuzioni subite dall’immigrato e iniziate circa un anno fa, quando la loro relazione si è interrotta. Ai militari intervenuti la donna ha spiegato che nei giorni di Pasqua è stata vittima di offese e maltrattamenti culminati il 22 aprile, quando è stata costretta dal marocchino a seguirlo nell’appartamento di un amico, dove l’ha prima picchiata, poi “marchiata” con la lama, quindi fatta spogliare per filmarla.

La giovane è stata rinchiusa in casa per tutti questi giorni: così per il 33enne magrebino è scattata anche la denuncia per sequestro di persona, oltre che per lesioni e stalking. Ricoverata all’ospedale di Garbagnate le hanno riscontrato una frattura del naso, una distrazione cervico-lombare e contusioni multiple, per una prognosi di 21 giorni.
Una storia orribile, come tante che vedono protagonisti immigrati, che dimostrano quale rispetto per la donna conservino dalla propria cultura d’origine. Un fattore che nel campo degli “accoglienti”, dei campioni dei “diritti” e delle femministe più scalmanante non vedono, o meglio, non vogliono si veda. La violenza – dicono – non ha colore, tanto basta prendersela genericamente col “maschio”. Poi però sono tutti pronti a mettere in moto le più vergognose macchine del fango quando c’è da colpire chi non è allineato alla loro propaganda.

Fabio Pasini

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