Roma, 4 nov – Non c’è pace neanche per il Milite Ignoto, e le gaffe continuano, nella fattispecie, dopo le cartoline, è il turno deile locandine.



Milite Ignoto, seconda gaffe in due settimane

Due settimane fa avevamo assistito alla prima gaffe: sulla cartolina commemorativa della presidenza del Consiglio c’era infatti la cartina della Colombia invece di quella italiana e un soldato americano anziché italiano. Oggi il Messaggero ci parla della seconda, riguardante la locandina diffusa dal ministero della Difesa: il soldato nell’immagine è francese e non italiano. Svista clamorosa desumibile dall’elmetto indossato dallo stesso.

Il ministero, comunque, prova a difendersi. In modo piuttosto bizzarro e se vogliamo anche divertente, ma vediamo come.

La “difesa della Difesa”

Il Milite Ignoto subisce una gaffe di immagine piuttosto pacchiana, ma dal ministero non ci stanno. Ecco la loro spiegazione: “La nostra campagna non si è mai fermata noi non abbiamo ritirato il soldato, anzi è proseguita in queste settimane anche dopo che alcuni collezionisti di cimeli storici avevano segnalato sui social che l’elmetto del milite in questione è francese e non italiano, avendolo riconosciuto dai due rivetti che tengono l’imbottitura del casco”.

E così la comunicazione ufficiale: “La campagna si è avvalsa della consulenza del nostro capo degli archivi storici, un generale dell’esercito di tutto rispetto e non voleva farsi gioco di nessuno. L’elmetto in questione è del 1926 ed è un modello Adrian, sì francese, ma durante la prima guerra mondiale i nostri soldati ne avevano uno molto simile che si differenziava da quello nella foto solo per l’assenza dei due rivetti. Il problema qual è? Che per legge non si possono prelevare cimeli storici dai musei per realizzare una campagna, perciò si è lavorato su dei costumi di scena. Il francobollo, la moneta, il manifesto, le pagine pubblicitarie sui giornali sono tutte ispirate alla nostra storia e ai nostri valori, ma non si poteva raggiungere una ricostruzione filologica perfetta per i limiti già detti. L’Adrian della foto è un elmetto finito in Italia dopo i combattimenti della Seconda Guerra Mondiale però nelle varie clip girate da noi per la campagna c’è sempre la spiegazione precisa relativa ad anfibi, elementi, bandiere della Grande Guerra». In estrema sintesi, dal ministero ritengono di non aver commesso «un errore madornale». Gli appassionati e gli esperti che hanno sollevato la questione sui social però, non le pensano proprio così.

Alberto Celletti

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6 Commenti

  1. E allora? I primi elmetti italiani erano Adrian con tanto di granata metallica con le iniziali RF come ricorda anche Mussolini nel “Diario di guerra”. Parallelamente all’introduzione della variante italuana (M16) si usarono elmetti francesi con rivettature.

  2. Oggi l’ esperto dà fastidio (“ruba” la biada al parassita), figuriamoci su questi temi ! La feccia, purtroppo numerosa, dopo qualche gg. dimentica pure chi, scomparso, l’ ha sfamato, parente o non parente… Da questo punto di vista, rieducazione a calci in c..o e altrove, altrimenti non ne usciamo!

  3. Io non credo si sia trattato dell’errore di un ignorante, ma dell’intenzione di iniziare a riscrivere, anche attraverso l’iconografia, il passato del nostro Paese che è sotto il dominio francese: la distribuzione è in mano francese; l’energia è in mano francese; la Borsa Italiana è stata acquisita dalla Francia lo scorso anno e non siamo più padroni neanche dei nostri flussi finanziari. Per me è l’inizio di in tentativo di annessione.

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