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Milano, 23 gen – Miuccia Prada, erede della dinastia milanese e manager di MiuMiu, intervistata da Luisa Zargani per WWD, esprime le sue opinioni tranchant e poco “ortodosse” su tutta la questione della cosiddetta “appropriazione culturale” nella moda.
“Qualunque cosa uno faccia oggi possa essere offensiva” commenta Miuccia.
“Come facciamo a conoscere tutte le culture? Le proteste cinesi, poi i i Sikh, poi i messicani, poi gli afroamericani. Ma come si possono conoscere tutti i dettagli di ogni singola cultura quando ci sono oltre 100 culture diverse in ogni paese?”
Il punto proposto dal “capo” della maison italiana non è stato preso a caso: giusto un mese fa Prada è stata obbligata a ritirare dal commercio alcune borse della collezione “Pradamalia” perchè accusata di razzismo



Idealisticamente, anche la pazienza della stilista sulle pretese delle “minoranze” ha un limite: “Chi si offende si offende, non so come potremmo risolvere il problema. Di sicuro sento che non devo dire niente, non devo fare niente, così non ci sono problemi. Perché poi il famoso odio del web è enorme” .

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Dunque la stilista non ci sta, e rivendica il diritto ad ispirarsi alle altre culture per produrre artisticamente: “Le persone vogliono rispetto perché ora si sta parlando di cultural appropriation, ma questa è la base fondante della moda, è sempre stata la base dell’arte, e di tutto”.

Insomma, tutto questo “politically correct” che sta permeando da ultimo anche il mondo degli stilisti (vedi il casus belli scatenato dalla pubblicità di Dolce e Gabbana con la modella cinese) sarebbe castrante per la loro inventiva.
“Ho parlato di questo con la Fondazione Prada, con gli intellettuali. È davvero un problema” sostiene Miuccia Prada. E, correttamente, parla di una privazione della libertà di espressione generata dal dover “camminare sulle uova” per non rischiare il linciaggio mediatico:
“Se non sei libero di dire cose che possono anche non essere corrette e devi fare attenzione ogni volta che apri la bocca, come puoi parlare in libertà di pensiero?

Ilaria Paoletti

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