Roma, 9 ago – Nagasaki, la bomba atomica scomparsa. Almeno a giudicare dalle home dei principali quotidiani italiani. Se su Hiroshima c’è stato il solito cordoglio, ormai “depurato” della specifica sui responsabili statunitensi, sulla seconda città giapponese – e al mondo – vittima della potenza nucleare, da anni c’è una sottospecie di oblio, dovuto a non si sa bene cosa. Anzi, forse, si può dedurre anche quello.

A Nagasaki la “bomba scomparsa”

Un tempo erano le bombe di “Hiroshima e Nagasaki”. Da qualche tempo, è solo Hiroshima. Senza concentrarsi sulla matrice statunitense, come sottolineavamo noi stessi su queste pagine. Qualcuno potrà giocarsela sul numero di vittime: ad Hiroshima circa il doppio che a Nagasaki (160mila contro 80mila nelle stime più “estreme”). Ma si tratterebbe di un’argomentazione piuttosto debole: fare fuori quasi 100mila civili è comunque una carneficina che non ci si può permettere di ignorare provando pensare che ci sia stato di peggio.

Poi qualcuno potrebbe concentrarsi sul fatto che a Hiroshima ci sia stata la prima bomba atomica della storia, e da qui le attenzioni maggiori. Un po’ meno debole, ma comunque discutibile. Parliamo di due casi – per fortuna – ad oggi unici al mondo, che hanno provocato l’estinzione di intere generazioni di esseri umani in un batter di ciglio. Pur volendosi focalizzare sulla “prima bomba nucleare della storia”, è piuttosto forzato escludere deliberatamente o del tutto la seconda. Come avvenuto su praticamente tutti i quotidiani di maggior interesse mainstream.

Il solito mainstream selettivo

Un mainstream piuttosto selettivo, nel racconto delle tragedie, quando si parla di responsabilità americane. Lo avevamo già messo in luce parlando di Hiroshima. Nel caso di Nagasaki, nessuno tra i principali portali giornalistici italiani mette in homepage la notizia dell’anniversario della strage. Non lo fanno Repubblica, il Corriere, il Giornale, Rainews, Tgcom24, Il Fatto Quotidiano, e neanche agenzie di stampa come Adnkronos e Ansa. Praticamente, non lo fa nessuno. Chissà, magari nelle versioni cartacee, magari in una pagina nel mezzo del quotidiano, o in fondo – molto in fondo, e in piccolo – nella prima. Ma non esageriamo, suvvia. E’ stata “solo” la seconda bomba atomica e la seconda strage mai vista nella storia dell’umanità delle medesime proporzioni. In fin dei conti sono dettagli.

Due bombe atomiche diventano una, poi, chissà, zero?

Chi può dirlo. Formare le generazioni alla distanza da certe stigmatizzazioni verso i padroni yankee è un processo lungo. Adesso, certamente, non si può ancora evitare di parlare di Hiroshima (anche se si può tentare di mettere il più possibile in secondo piano il ruolo degli autori materiali di quella disgrazia). Si può già parlare di meno – o per nulla – di Nagasaki. In fondo è stata solo la seconda, ha fatto meno vittime. Possiamo evitare. E magari, tra una ventina d’anni (si ipotizza e si gioca amaramente) si può mettere da parte anche Hiroshima. Perché per le grandi imprese occorrono tempi lunghi.

Stelio Fergola

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