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istat noi italia povertàRoma, 14 apr – Solo 6 persone su 10 sono occupate, mentre più di un italiano su dieci è in condizione di povertà. Sono questi i due principali dati che emergono dal rapporto Istat ‘Noi Italia’. I numeri, relativi all’anno 2015, sono da allarme sociale continuo, vista la tendenza di medio-lungo periodo che non sembra intenzionata a cambiare rotta.

“Nel 2015 – spiega l’Istat – in Italia l’11,5% degli individui vive in condizioni di grave deprivazione“. La povertà colpisce duro, sopratutto al mezzogiorno: “In Italia – si legge nel rapporto – la diseguaglianza, misurata in termini di concentrazione del reddito, è più elevata in Sicilia e più bassa nelle regioni del Nord-Est. Nel confronto con i Paesi dell’Ue, nella graduatoria in ordine decrescente riferita al 2015, l’indice di concentrazione colloca l’Italia al decimo posto (0,324) insieme al Regno Unito, con un valore poco più elevato di quello medio europeo (0,310)”. Sempre con riferimento alle medie europee, inoltre, in termini di povertà “il nostro Paese supera di 3,4 punti percentuali la media europea attestandosi al 9° posto tra i paesi con i valori più elevati”. Non va meglio per altre cifre, quali quelle della povertà relativa: se quella assoluta colpiva il 6,1% delle famiglie, per quest’altra siamo oltre il 10%, colpendo quasi 8,5 milioni di persone (il 13,7% della popolazione).

Nonostante le percentuali drammatiche, nel corso del 2016 “la quota di persone soddisfatte per la propria situazione economica (50,5%) risulta in aumento per il terzo anno consecutivo; a crescere sono soprattutto coloro che si dichiarano ‘abbastanza soddisfatti’. Il livello di soddisfazione per la situazione economica aumenta in tutte le ripartizioni ma è il Centro-Nord a registrare l’aumento più consistente sul 2015 (da 52,7% a 56,4% )”. La rilevazione, in questo caso, è però soggettiva, segno di un progressivo abituarsi al nuovo equilibrio posto un gradino più in basso rispetto al passato. Prova ne sia il costante ricorso a spese extra per ricorrere a prestazioni sanitarie ormai non sempre garantite dal pubblico: “A fronte degli oltre 3.000 spesi in Francia e dei 4.000 in Germania”, in Italia la spesa pro-capite “si attesta intorno ai 2.400 dollari”, costringendo i cittadini a pagare di tasca propria: “Le famiglie italiane hanno contribuito alla spesa sanitaria complessiva per il 23,3%, la quota è in leggero aumento”, sottolinea l’Istat.

Per quanto riguarda il lavoro, le statistiche – specialmente legate alle medie europee – crollano ulteriormente. Ad esempio solo 6 persone su 10 (fra i 24 e i 60 anni) risultano attualmente occupate, circostanza che fa scivolare l’Italia in penultima posizione, appena prima della Grecia. Anche qui ritorna il divario territoriale, con il Centro-Nord che sfiora il 70% mentre al Sud e nelle isole sono occupate solo 47 persone su 100.

Filippo Burla

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