Milano, 5 set – Ci risiamo, puntualmente. Dopo la seconda giornata del campionato di calcio di serie A eccoci di nuovo col “razzismo” negli stadi. L’ultimo casus belli sono stati alcuni cori uditi allo stadio di Cagliari rivolti al nuovo centravanti dell’Inter Romelu Lukaku, belga di origini congolesi. È successo che, negli istanti in cui il costoso neo acquisto nerazzurro calciava il rigore conquistato da Sensi, dagli spalti sono piovuti, oltre ai fischi di rito, anche quegli ormai noti suoni che ricordano il verso della scimmia (uh uh).

Conte ha minimizzato

Quei cori hanno riportato al centro del dibattito calcistico e politico il consueto “allarme razzismo”. Va detto che il giocatore in questione si è limitato a un’occhiataccia risentita verso la curva avversaria una volta realizzato il penalty, mentre l’allenatore interista Conte ha dichiarato di non aver sentito nulla dalla panchina. Ma subito dopo una parte della stampa ha ingigantito e rilanciato l’episodio trovando eco, ancora una volta, soprattutto all’estero, dove non aspettano altro che dipingere l’Italia come la culla di ogni nefandezza civile.

Il solito Thuram

Ecco quindi le solite prediche dei giornali americani, inglesi e francesi, oltre ai commenti indignati dei paladini pallonari dell’antirazzismo, come Lilian Thuram che ci bolla come “Paese sessista, omofobo e razzista”, il che non gli ha impedito evidentemente di fare una montagna di soldi e di raccogliere titoli e onori sul nostro suolo. Il senegalese Demba Ba, nel giustificare con tale situazione il motivo per cui non è mai voluto venire in Italia, arriva a dire: “Vorrei che i giocatori di colore lasciassero quel campionato: sicuramente non fermerà la loro stupidità e il loro odio, ma almeno non peseranno sulle altre razze”. A parte l’espressione “altre razze” (ma non era vietato?), siamo evidentemente al delirio.

Tutto questo perché qualche tifoso di una squadra di cui, peraltro, fanno sempre parte osannati beniamini dalla pelle scura, fa “uh uh” a un temuto avversario?

Il razzismo non c’entra

È fin troppo banale spiegare da parte di chi conosce le cose da stadio che i calciatori “nemici” vengono presi di mira per le proprie caratteristiche più evidenti o note: dai capelli alla provenienza geografica, dai propri trascorsi alla moglie famosa per la sua generosa bellezza. È vero che nelle arene del pallone non è che trionfino l’educazione convenzionale e le buone maniere. È noto che si tratti di uno sfogatoio plebeo in cui anche il più composto dei medici o la più elegante delle signore borghesi tendono a perdere clamorosamente contegno e freni inibitori.

È bello così, è naturale così, quell’amore irrazionale per i propri colori che lascia emergere, in modo magari inquietante, quell’aggressività ancestrale altrove repressa. “Figlio di… pezzo de…” e via insultando – cosa che fanno regolarmente anche gli strapagati protagonisti in campo – non hanno mai ucciso nessuno. Allo stesso modo devono essere classificate le improbabili invocazioni di vulcani o questi famosi versi da primati (nel senso delle scimmie, ovviamente).

Il messaggio dei tifosi interisti

Ha provato a spiegarlo persino la Curva Nord interista in una lettera aperta indirizzata allo stesso Lukaku, in cui prendeva le difese della tifoseria avversaria sostenendo che in questi casi il “razzismo” non c’entra affatto, ma che si tratta appunto di un modo per infastidire l’avversario affinché quello sbagli qualcosa.

Ma niente. Sembra proprio che non si possa fare a meno di certi teatrini dell’ipocrisia nell’Italia ridotta a provincia dell’impero globalista che impone, oltre a tutto il resto, anche le sue ridicole regole espressive con un senso delle proporzioni di un bambino di tre anni che gioca con gli aeroplanini. Bah, anzi, buuu…

Fabio Pasini

7 Commenti

  1. Il razzismo secondo i ritardati mentali sinistri funziona cos’è : se viene fischiato un calciatore nero è razzismo, se viene fischiato oppure offeso un calciatore bianco non è niente.

    • Lei conosce il mondo del tifo calcistico o parla a cazzo da kattokom ?

      Ah beh poi , con quel nikname ….
      e manca poco al maledetto 8 settembre ….

  2. Magari un campionato solo di italiani. Bianchi, naturalmente. Si tornerebbe all’essenza del calcio, espressione popolare

  3. L’ipocrisia regna incontrastata.
    La retorica dei valori è realmente insopportabile sulle labbra di quelli che prima
    si sbarazzano con noncuranza di ogni eterna verità della Tradizione, dopodiché
    insorgono pretendendo che la morale – superficialmente solidaristica – abbia verità.
    Nell’economia del disordine globale, quanto avviene in un campo di calcio
    rappresenta zero. Eppure, il cittadino potrà veder passare sugli schermi il caso Lukaku, descritto come un abominio, un’offesa all’Umanità; ma, ovviamente non saprà niente del razzismo istituzionale di Israele.
    In definitiva, alcuni si stracciano le vesti (o meglio fingono di farlo),
    ma tacciono dello Stato Razzista di Israele – non una tribuna, un gruppuscolo
    irrilevante di tifosi, ma uno Stato.
    Stesso discorso per Thuram che al solito sale in cattedra ergendosi a paladino dei Deboli,
    ma tace vergognosamente de neocolonialismo della sua Francia in Africa; ignora la sottomissione
    esercitata su numerosi Paesi grazie al franco francese; tace sullo sfruttamento di ampie zone e sulla rapina delle risorse, che decretano la condanna ad un eterno sottosviluppo di milioni di Africani Qual’è il vero Razzismo, Thuram? Quattro idioti ululanti in una insignificante partita di calcio o l’oppressione su milioni di disperati? Coglione! Indubbiamente assumere un contegno severo e sentenziare nonché razzizzare un intero Paese (l’Italia) potrà garantire un certo piacere; ci si culla sulla presunta superiorità ontologica e esprimendosi su questioni verso i quali la ribalta mediatica è assicurata, ma tacendo su cose infinitamente più gravi e “sistemiche” che, guarda caso, non trovano altrettanto risalto nei fantomatici media mainstream. Thuram, l’emblema dell’ipocrisia contemporanea. Coglione!

  4. Il Manifesto di Unabomber

    11. Quando qualcuno interpreta come degradante quasi tutto quello che si dice su di lui (o sui gruppi con cui si identifica), noi deduciamo che soffre di sentimenti di inferiorità o di bassa autostima. Questa tendenza e marcata tra coloro che sostengono i diritti delle minoranze, appartengano o no ai gruppi minoritari che difendono. Essi sono ipersuscettibili alle parole usate per designare le minoranze. I termini negro, orientale, handicappato, o gallina per un africano, un asiatico, un disabile o una donna, non hanno in origine alcuna connotazione degradante. I termini “sguaiata” e “gallina” erano semplicemente gli equivalenti femminili di ragazzo, damerino, o compagno. Le connotazioni negative sono state associate a questi termini dagli stessi attivisti. Alcuni sostenitori dei diritti degli animali sono andati così oltre da rigettare la parola “pet” e insistere nel rimpiazzarla con “compagno animale”. Gli antropologi di sinistra, per lo stesso motivo, evitano di dire, sui popoli primitivi, cose che possano essere interpretate come negative. Vogliono cambiare la parola primitivo con illetterato. Sembrano del tutto paranoici riguardo a qualsiasi cosa che potrebbe far pensare che la cultura primitiva sia inferiore alla nostra. (Non vogliamo dire che le culture primitive sono inferiori alla nostra. Semplicemente evidenziamo l’ipersuscettibilità degli antropologi di sinistra.)

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