Roma, 3 ott — Una mandria di cento mucche in cambio di Giorgia Meloni: per il generale Muhoozi Kainerugaba, comandante delle forze armate di terra dell’Uganda, tanto vale il nostro futuro premier e leader del primo partito italiano. Lo ha fatto sapere con un tweet in cui allegava una foto di Meloni chiedendosi: «Quante mucche può valere il prossimo primo ministro italiano?», per poi rispondersi «almeno 100 mucche della razza Ankole». Non si tratta di bestiame qualsiasi, ma dei maestosi bovini centro africani dalle caratteristiche, imponenti corna.

Meloni vale 100 mucche di razza Ankole

Kainerugaba è il figlio unico dell’attuale autoproclamato presidente Yoweri Musuveni, al potere dal 1986 dopo avere occupato con il suo esercito la capitale Kampala; tra pochi anni prenderà il posto del padre che ha annunciato di voler cedere il passo all’erede. Il tweet di Kainerugaba ha suscitato un vespaio di polemiche presso il benpensante popolo delle piattaforme social, che ha immediatamente starnazzato per la deriva medievaleggiante dell’intervento. Una donna in cambio di mucche: è sessismo, ma dove mai si è visto? In Africa, dove il bestiame è merce tanto preziosa da valere quanto oro pesa. Ma non erano i paladini del politicamente corretto a sostenere che le culture vanno rispettate?

Twittatore folle

In realtà, quello del generale Muhoozi Kainerugaba voleva essere un omaggio alla futura premier italiana. Le Ankole sono la razza bovina più pregiata dell’Uganda. «Per i miei amici italiani: le mucche Ankole sono le più belle della terra. So che gli europei danno alle ragazze che amano i fiori? Non l’ho mai capito. Nella nostra cultura a una ragazza dai una mucca», ha poi chiarito successivamente.

Ma non è finita qui: al baldo generale il «cazzeggio» sulla Meloni e sull’Italia è piaciuto a tal punto da decidere di pubblicare una raffica di tweet sempre più scherzosi, arrivando ad affermare che «se lei (Giorgia Meloni) non accetterà l’omaggio, ci toccherà invadere l’Italia per lavare l’affronto». Tweet cancellato per non creare empasse diplomatici con l’Uganda. Ma poi ha scritto subito dopo: «Il generale Annibale Barca ha mancato di poco la conquista di Roma 2000 anni fa. Lo farò con le mucche e l’amore». Non l’eroe che ci meritavamo, ma quello di cui avevamo bisogno.

Cristina Gauri

 

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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