Roma, 7 gen – Il Tricolore italiano compie 225 anni. E lo fa nell’anno più buio, il 2022, quello delle segregazioni ben peggiori delle restrizioni per tutti del precedente 2021.

Tricolore, una storia di 225 anni

Il Tricolore italiano compie 225 anni nella stagione più triste e malinconica della nostra storia. Non che negli anni precedenti si sprizzasse gioia, dal momento che la Nazione continuava imperterrita la sua caduta verso la morte. Ma adesso, davvero, sembra si sia toccato un fondo difficilmente scavabile. Diremmo noi, a questo punto conviene sperarlo, perché se si raggiunge davvero quel punto non si può far altro che risalire.

Un Tricolore che ha significato tanto per la storia di questo Paese. Fin da quando nel lontano il 7 gennaio 1797 esso nacque per poi divenire vessillo anche della Repubblica Cisalpina, lo stato filonapoleonico con Milano capitale, che veniva rappresentato dalla prima bandiera praticamente identica alla “versione finale”. Solitamente, è una festa non calcolata da nessuno, esattamente come il 4 novembre e come il 17 marzo (rispettivamente, vittoria della Grande Guerra e nascita dello stato nazionale italiano). Ma quest’anno, forse, c’è un po’ di attenzione in più. Non per ragioni di chissà quale ambito riscatto, ma per sfruttare – come vedremo più sotto – i patimenti e le sofferenze subite dal popolo italiano in chiave di sostegno della scellerata campagna anti-covid ormai in corso da quasi due anni. D’altronde, il signor Sergio Mattarella, ne ha data un’altra dimostrazione quest’oggi. “La pandemia ci ha resi migliori” è la solita mesta traccia.

Il triste presente e Sergio Mattarella

Così scrive il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, rilanciato dall’Agi. “Celebriamo oggi il 225 anniversario del Tricolore, simbolo dell’Italia e testimone del cammino che ha portato alla costruzione della Repubblica, libera e democratica. Tante tragiche ed eroiche vicende hanno accompagnato il raggiungimento di un destino comune. Dalle difficoltà che hanno contraddistinto i nostri giorni, ad iniziare dalle sofferenze provocate dalla pandemia e dal clima di incertezza che questa ha generato, è sorta una nuova consapevolezza e fiducia nel futuro. Abbiamo dimostrato che ogni sfida può essere raccolta e affrontata con l’impegno e la responsabilità di tutti e di ciascuno. Il calore con cui tanti concittadini, nei momenti più difficili, hanno esposto la bandiera alle finestre di casa e intonato il Canto degli Italiani, ha segnato la memoria collettiva del Paese e richiamato il valore fondamentale della solidarietà e della coesione sociale. Tutte le istituzioni e le espressioni della società civile hanno saputo compiere la loro parte”.

Non poteva mancare il solito delirio antistorico che deve legare ad ogni costo Tricolore e Resistenza antifascista, insomma. Come non poteva mancare lo sfruttamento di una manifestazione genuina di riferimenti simbolici (quella dei balconi) a vantaggio della propaganda pro-pandemia. Nell’anno più buio, il Tricolore sventola da qualche parte senza grande forza e con molta malinconia. A meno che non vogliamo accoppiarlo – come forzatamente fa il signor Mattarella – con concetti deprimenti, discriminatori e debilitanti. Quale l’apartheid dei non vaccinati – con buona pace di chi si offende – è. Se non altro, il presidente ne ha detta anche una giusta, quando ha ricordato i trionfi dello sport. Niente di fondamentale, ma che male non fa mai. Specie se porta a riscoprire la bandiera, come avvenuto dopo la vittoria degli Europei di calcio. Con l’augurio che un giorno essa torni a sventolare per ben altri successi.

Stelio Fergola

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