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Storie di Coraggio, 12 incontri con i grandi italiani del vino – Mondadori Electa 340 pagg, 16,90 euro; ebook 6,99 euro

Roma, 23 mag – Quando si arriva in fondo alle oltre 300 pagine del libro di Oscar Farinetti “Storie di coraggio. 12 incontri con i grandi italiani del vino” la prima, e forse unica, domanda che sorge nel lettore è “ma dove voleva arrivare l’autore?”. E’ una domanda che viene spontanea perché alla fine questo libro è un calderone di mille intenzioni, mille scopi, mille contenuti ma nessuno di questi viene portato a totale compimento.

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Forse avrebbe voluto essere un confronto sulle strategie e le politiche di produzione e vendita dei dodici viticoltori ma ogni volta che nelle chiacchierate entravano sull’argomento il buon Farinetti passava subito ad altro argomento, spesso sviando sulla vita privata dei protagonisti. Anche quest’ultima avrebbe potuto essere un ottimo argomento, cioè scoprire come degli ottimi imprenditori del settore vitivinicolo coniugano la propria attività con gli impegni di famiglia, ma anche questo è un argomento sempre sfiorato e mai approfondito.

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Avrebbe potuto essere, comunque, un insieme di dialoghi sulla percezione dell’Italia e sulle prospettive future del nostro paese così come avvertite da imprenditori di successo ma anche stavolta il curatore di questo volume si è ben guardato dall’approfondire la questione . Insomma, se fosse stato un tema probabilmente la maestra avrebbe scritto che era apprezzabile l’impegno ma si trattava di un minestrone con tanti ingredienti però senza un sapore definito.

Di sicuro quello che colpisce è il tono e i messaggi più celati che arrivano da questo libro e che lasciano sconcertati: pare uno spot elettorale a sostegno del grande amico di Farinetti, il premier Renzi, e per il PD. Ci mancava solo che in ogni pagina venisse ripetuto lo slogan “L’Italia riparte”, con un ottimismo forzatissimo e parecchio fuori luogo.

Indisponente anche il tono, sempre da grande amicone, fintamente cordiale – tipico proprio della nuova generazione renziana – con cui l’autore conduce i colloqui con gli imprenditori. Colloqui da cui traspare, peraltro, un egocentrismo in cui alla fine pare più un libro in cui Farinetti parla di se stesso e delle proprie attività piuttosto che far parlare i suoi interlocutori. I riferimenti alla politica ed alla storia sono veramente la ciliegina sulla torta: è un continuo richiamo alla Resistenza ed ai partigiani, quasi a far intendere che per essere un buon imprenditore bisogna essere stato partigiano o comunque aver avuto almeno un partigiano in famiglia. Anche se il massimo lo si tocca quando fa passare il PD come l’unico partito capace di far ripartire l’Italia e di garantire equità sociale – si legga l’intervista a Walter Massa – e subito dopo, nell’intervista a Marilisa Allegrini, Farinetti si lancia in una analisi politologica estremamente avanzata dichiarando che il Veneto “E’ la regione della Lega, che è il massimo dell’egoismo: al primo posto del suo statuto c’è la secessione, che in soldoni consiste nel ‘mi divido da te perché penso di essere più bravo di te’”. Una frase che potrebbe assurgere a paradigma della profondità d’analisi dell’intero volume.

C’è, fortunatamente, una parte degna di nota sebbene marginale: le degustazioni e le descrizioni dei vini da parte di Shigeru Hayashi che accompagna Farinetti nel corso delle dodici chiacchierate. Un vero esperto di vino che in pochissime parole riesce a farti provare sensazioni profonde pur senza avere il calice davanti. Purtroppo, però, il contributo nel libro di Hayashi si riduce a poco più di 20-30 pagine. Meglio procurarsi eventualmente pubblicazioni redatte esclusivamente dall’esperto giapponese e risparmiarsi il resto di Farinetti.

Walter Parisi

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