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Reggio nell’Emilia, 19 ago – Ha trascinato un 13enne disabile nelle campagne, per poi abusare di lui. Protagonista della vicenda un 21enne pakistano, richiedente asilo.



I fatti risalgono allo scorso 10 luglio e vengono subito alla luce quando il minore, rincasando, racconta tutto ai genitori. I quali si rivolgono immediatamente ai Carabinieri che, dopo una rapida indagine, segnalano l’accaduto alla Procura della Repubblica. Il Pm incaricato del caso non ha dubbi e fa subito scattare le manette.

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Si arriva così a ieri, quando di fronte al giudice per l’interrogatorio di garanzia l’indagato confessa tutto, sostenendo però che il bambino fosse consenziente. Circostanza che fa assumere alla vicenda toni ancora più squallidi. Sul suo capo pendono dunque, a questo punto, oltre all’accusa principale, ben tre aggravanti: la minore età della vittima, il suo essere portatore di handicap e l’averlo adescato portandolo in un luogo isolato.

Tutto ciò non è, evidentemente, bastato per accogliere le richieste del Pm, che aveva fatto istanza per la custodia cautelare in carcere. In quanto reo confesso, il giudice ragiona sugli arresti domiciliari. Motivo? Il luogo in cui risiede sarebbe facilmente controllabile e non servirebbe nemmeno il braccialetto elettronico. Peccato che il connazionale che ospita il richiedente asilo non ne voglia sapere di riprenderselo in casa. Poteva finire così? Ovviamente no, perché il pedofilo non risulta nemmeno residente dove era domiciliato, ma presso un’altra abitazione – sempre di connazionali – nella quale non può però andare vista la presenza di tre minori. Tutti elementi evidenziati dal pubblico ministero a supporto della propri richiesta. Ma il giudice non ne vuole sapere, per cui ecco la geniale trovata: il pedofilo pakistano può tornare in libertà, con obbligo di firma e divieto di espatrio. E magari libero di violentare altri minori.

Nicola Mattei

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