Roma 19 feb – Benedetti i pensionati e chi se li tiene in casa. Anche se sono sempre di meno. In una Italia sempre più costretta a tirare la cinghia, l’apporto fornito ai nuclei familiari dalle persone che dispongono di una pensione continua a farsi sempre più rilevante. Lo si evince anche dalla relazione Istat sulle condizioni di vita dei pensionati per il 2016-2017 appena resa pubblica.

L’incidenza del rischio di povertà tra le famiglie con pensionati (pari al 16,4 per cento) si conferma sensibilmente inferiore a quello delle altre famiglie (pari al 24 per cento). Stesso discorso se dal rischio povertà ci si sposta nella grave deprivazione: anche in questo caso, ovvero in presenza di alcuni indicatori di difficoltà come il mancato pagamento delle bollette, la presenza di un pensionato nel nucleo familiare allevia la situazione in misura sensibile. Il rischio di povertà è peraltro relativamente più elevato tra i pensionati che vivono soli (22,3 per cento) e nelle famiglie in cui il reddito del pensionato sostenta altri componenti adulti senza redditi da lavoro (35,5 per cento).

Un pensionato dimezza il rischio povertà

“La presenza di un pensionato all’interno di nuclei familiari “vulnerabili” – si precisa nella relazione l’Istat – quali i genitori soli o le famiglie in altra tipologia, consente di dimezzare il rischio di povertà (da 33,4 per cento a 16,1 e da 32,8 per cento a 16,6). Il cumulo di pensioni e redditi da attività lavorativa abbassa il rischio di povertà al 3,8 per cento rispetto al 18,4 per cento di quelle costitute da soli titolari di pensioni”. Altro che zavorra per il sistema economico. Le famiglie di pensionati del Sud e delle Isole presentano un rischio di povertà quasi triplo di quello delle famiglie residenti al Nord e circa doppio di quelle del Centro.

Ma gli anni 2016-2017 confermano anche la progressiva diminuzione dei pensionati e dei percettori di pensione che risultano occupati, la riduzione del divario reddituale e il relativo miglioramento delle condizioni di vita delle famiglie con pensionati rispetto a quelle senza. Nel 2017 i pensionati sono 16 milioni (-23mila rispetto al 2016, e addirittura 738mila in meno se si guarda al 2008). Mediamente percepiscono un reddito lordo di 17.886 euro (in crescita di 306 euro sull’anno precedente). Le donne sono il 52,5 per cento ma ricevono in media importi annui di quasi 6mila euro più bassi di quelli degli uomini.

Differenze anche se si guardano gli ambiti territoriali: l’importo medio delle pensioni nel Nord-est è del 20,7 per cento più alto di quello nel Mezzogiorno: un divario che continua a crescere, visto che nel 2008 era solo dell’8,8 per cento. I pensionati che continuano a lavorare sono circa 411mila, tre su quattro sono uomini.

Fabrizio Vincenti

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