Roma, 8 ago – Giorgia Meloni e “blocco navale” sono andati spesso assieme. Ovviamente, solo con le parole, visto che Fratelli d’Italia è una formazione mai andata al governo e, nel passato, in ogni caso ci sarebbe arrivata come socio di minoranza in altre coalizioni. Con le elezioni in vista e i sondaggi correnti, che vedono FdI sempre in testa nei consensi, la provocazione sul tema è quasi matematica.

Meloni e blocco navale. Stavolta, però, ci potrebbe essere il peso di andare al governo

Quante volte Giorgia Meloni ha proposto il blocco navale contro il fenomeno dei clandestini? Tante, tantissime. Con particolare intensità nell’anno e mezzo di esecutivo gialloverde, proponendo al ministero dell’Interno una politica più decisa. Fermare le navi delle Ong. E impedirgli di passare. Sarebbe una buona soluzione tampone, se solo fosse realmente possibile, anche se –  ovviamente – non risolverebbe i problemi strutturali di ordine internazionale che permettono allo scempio della clandestinità, della schiavitù e della tratta di esseri umani di continuare ad essere perpetrato in questo modo vergognoso. Ma in ogni caso, non si potrebbe mai guardare con disprezzo un atto politico del genere, ed è pacifico. Ora Giorgia Meloni però ha un peso ulteriore, notevole, sulle spalle: quello di poter andare al governo. E una promessa del genere, non rispettata, potrebbe essere molto peggiore di tante altre. Perché tocca forse il problema peggiore che questa Nazione sta subendo da decenni, quello che influenza tutti gli altri, economici, identitari, sociali e culturali. Come a dire, va bene la campagna elettorale, ma se è possibile cerchiamo di misurare le parole, onorevole Meloni.

Parole – probabilmente – vuote

Parole vuote? Sì, potrebbero esserlo. E non c’entra solo l’inevitabile fase da campagna elettorale che spinge più o meno tutti i partiti a dichiarazioni di massima sui propri programmi, con l’ovvia constatazione che rispettarli sarà tutto un altro paio di maniche. Il problema, sulla questione dei clandestini, sembra proprio essere strutturale. Lo abbiamo notato anche ai tempi del governo gialloverde, quando l’opposizione di Matteo Salvini agli sbarchi produsse indubbi risultati numerici ma ribadì anche che, nel muro contro muro tra Stato e organizzazioni private, le ultime siano nettamente più forti, come dimostrato nel tristissimo caso di Carola Rackete.

Più di due decenni or sono, lo sanno ormai anche i sassi, Romano Prodi reagì nel 1997 alla fuga dall’Albania di diversi profughi proprio con un blocco navale. In un contesto in cui l’immigrazione selvaggia era già iniziata ma “semplicemente”, si riteneva almeno minimale per uno Stato poter intervenire in quel modo, a salvaguardia dei propri confini. Oggi, questo “minimo consentito”, non c’è più. È una realtà evidente, di cui dobbiamo prendere atto. Non è scritto dappertutto forse, ma corti internazionali e generale cultura globalista l’hanno resa de facto una possibilità inesistente. Perché lo Stato perde sempre più potere, anno dopo anno. E la Meloni, in caso di vittoria a settembre, si troverebbe a governare questo Stato. Monco e incapace di resistere alla minima pressione esterna.

Stelio Fergola

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3 Commenti

  1. Cit. “Perché i proclami della Meloni sul blocco navale rischiano di essere vuoti”

    Forse perché potrebbero essere puro becchime per polli pro voto dimenticati nell’istante stesso della proclamazione degli eletti?

    Un po’ come i salviniani e pentastellati proclami sull’uscita dall’euro della precedente campagna elettorale. 😀

    Ipotizzo eh, ma visto il pulpito globalista immigrazionista da cui viene – come dimenticare l’adesione all’Aspen Institute più grande loggia globalista esistente – il dubbio può venire.

  2. Stavo pensando… belle parole “BLOCCO NAVALE”… degne di una grande potenza marinara… mi tornano in mente Attilio Regolo oppure la Serenissima… poi chiudo gli occhi e vedo il “Roma” (con i suoi 30 nodi ed i suoi nove cannoni da 381) inseguire un guscio di noce carico di disperati ‘abbronzati’… ma come vuoi che finisca? In una canea internazionale in cui la nostra povera Patria verrebbe di nuovo prima atrocemente crucifissa e poi barbaramente immolata sul turpe altare del ‘politicamente corretto’…
    In sintesi (i.e. operativamente parlando), come lo fai il “blocco navale”? Vorrei tanto conoscere il parere dell’Amm. De Felice in merito…

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